Il cantastorie siciliano

Foto per gentile concessione del Fondo Andrea Camilleri

Tanti eventi per ricordare i cento anni della nascita del creatore di Montalbano, Andrea Camilleri, tra letteratura, teatro e impegno civile.

È il protagonista dell’estate di molti italiani. Con il suo stile rude, la perspicacia e la sagacia tipicamente sicula, l’amore per la buona cucina e le buone letture, il commissario Salvo Montalbano spopola ancora e non è difficile vedere le copertine blu un po’ d’antan delle edizioni Sellerio con le pagine che svolazzano in spiaggia, benché siano trascorsi sei anni dall’ultima pubblicazione, da quando il suo geniale ideatore, Andrea Camilleri, è mancato.
Il 6 settembre 2025 ricorre il centenario della nascita e nell’occasione il Fondo a lui dedicato, istituito dallo stesso autore e promosso da figlie e nipoti, organizza un ampio programma di attività che durerà un anno. Scopo dell’iniziativa è far riflettere sul valore di uno dei più validi scrittori italiani e raccontare un’esistenza straordinaria che, come spesso capita ai grandi, pare fatta da dieci vite.
Nato nel 1925 in una famiglia della borghesia siciliana, Camilleri attraversa il fascismo e la Seconda guerra mondiale. La leggenda narra che a dieci anni abbia scritto una lettera a Mussolini e che il Duce gli abbia risposto. Nel periodo dello sbarco alleato il giovane comincia «una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento, per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere, di sangue, di paure».
È un periodo difficile, ma fecondo, in cui conosce intellettuali e artisti come Robert Capa, si avvicina al partito comunista, conferma la propria vocazione per la letteratura e inizia a scrivere poesie, apprezzate da Giuseppe Ungaretti, e racconti con i quali raggiunge la finale del Premio Saint Vincent. Si appassiona al teatro e si diploma all’Accademia nazionale d’arte drammatica, dove insegnerà poi per vent’anni. Cura la regia di oltre cento opere, è il primo a portare Samuel Beckett in Italia nel 1958. Quindi entra in Rai, dove si occupa di sceneggiature radiofoniche e televisive.
Dopo aver studiato e rielaborato innumerevoli testi, Camilleri sente il bisogno di creare qualcosa di suo: «La voglia di narrare una storia mia con parole mie». Nel 1968 completa Il corso delle cose, che tenta inutilmente di pubblicare per dieci anni. Alla base dei dinieghi, il caratteristico linguaggio meticciato, denominato in seguito vigatese.

Il seguito sulla rivista.

di Marta Perrini

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