I nostri piccoli dolori e quelli, grandi, del mondo

Foto Getty Images.

Che risposte possiamo dare oggi, per riuscire a far convivere le ferite piccole e quotidiane — quelle che la vita infligge a ciascuno — con le grandi paure collettive, le guerre e gli orrori che ogni giorno entrano nelle nostre case attraverso i media? Come può un padre accogliere gli imprevisti dolorosi ma affrontabili della vita di ogni giorno, quando intorno tutto sembra gridare la drammatica crudeltà del mondo? In tempi come questi, le paure non si mettono in fila, non si stilano graduatorie.
Intanto, con sincerità e pacatezza, occorre ammettere che le risposte prefabbricate non esistono, non le fornisce nessun manuale né cassetta degli attrezzi. Ma vanno cercate insieme, nella fragilità e nelle incertezze che caratterizzano il tempo presente, con caparbietà.
Questa ricerca condivisa dipende dall’età dell’interlocutore, ossia del figlio che ha avanzato domande e che aspetta risposte, non certo un silenzio chiuso e inerte.
Se stiamo parlando con un bambino o con una bambina, non possiamo certo comparare, in modo razionale, l’improvvisa scomparsa della amata nonna con le centinaia di morti, adulti e bambini, che i tg trasmettono. Non conviene dire — qualsiasi padre ormai lo sa — «questi bimbi stanno peggio di te». No, si tratta di un confronto aspro e incomprensibile che nessun bambino riesce a capire in un momento di dolore. Senza contare che si rischierebbe di farlo sentire in colpa, facendolo passare per un egoista. Servono tenerezza, abbracci, lacrime condivise e parole che solo adulti oltremodo pragmatici, e persino un po’ cinici, spesso pensano siano inutili.

Il seguito sulla rivista.

di Vittorio Sammarco

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