Un tesoro… di acqua e benessere

Vallio Terme, un paese nel Bresciano, custodisce una preziosa sorgente, che assicura un’ideale vacanza di relax in un paesaggio quieto e silenzioso.

Un paesello fuori mano ma grazioso, uno dei tanti luoghi che, sebbene poco conosciuti, restano mete ideali per chi, al solito modo di viaggiare e sostare, vuole aggiungere emozioni, sapori, trattamenti, relax, passi lenti e dolci quindi benefici. Si tratta di Vallio, un lembo della bella provincia Bresciana, ancora intessuto di storie buone e semplici, che diventa Vallio Terme grazie alle benefiche acque che lo attraversano e a ciò che attorno è stato costruito per il benessere di tanti.
Questo luogo ameno si trova alle porte della magnifica Valsabbia, adagiato tra colline ancora onorate da sana agricoltura, poco lontano da Salò (la magnifica località che un golfo splendido rende meta desiderata). A un tiro di schioppo da Gavardo (cittadina attraversata dal fiume Chiese, sospesa tra il turismo del lago di Garda e i sapori di olio e vino offerti dalla quieta Valtenesi, che da lì principia per poi estendersi fino a Desenzano abbracciando borghi di rara bellezza), è aperto alle sfide che il colle di Sant’Eusebio, con le sue funamboliche parabole, i suoi tornanti e le sue giravolte, impone a chi voglia affrontarlo in sella a moto rombanti, motociclette o motocicli.
Il borgo termale, circondato da una natura rigogliosa e dal silenzio dei monti, conta meno di duemila abitanti e sorge a circa 400 metri di altitudine, in posizione dominante sulla pianura. Se credete a ciò che la pubblicistica divulga a piene mani «chi ricerca la cura del corpo, la tranquillità delle montagne e il respiro del lago», qui «trova il punto di riferimento ideale».
Ancor prima dell’acqua salutare e della quiete offerte, ci sono le persone che popolano il paese. Gente semplice, in parte ancora dedita a coltivare campi e a curare piante da frutto, vite e ulivo, mentre altri sono occupati in botteghe di fiorente artigianato e nell’offerta di servizi in sintonia con le esigenze del turismo locale.
Dice la storia che da queste parti trovarono ospitalità e salute personaggi importanti. Come Giovanni Battista Piamarta, sacerdote destinato a diventare santo dopo aver insegnato a migliaia di ragazzi e giovani un mestiere che li rendeva “artigianelli”, pronti per essere protagonisti del loro futuro e per «fare bene il bene», che fu mandato da queste parti a respirare aria buona, rimedio provvidenziale per la sua tosse.
In tempi più recenti storia e cronaca hanno reso omaggio a chi dell’acqua di Vallio è stato convinto sostenitore. Come la famiglia Berardi, la prima a intuire che l’acqua sorgiva poteva offrire molti benefici, per il bene di tutti. La storia inizia nel 1953, quando Albino Berardi, afflitto da calcoli renali, scoprì le proprietà curative di una sorgente nel suo paese natale. Convinto dai risultati ottenuti e facendo leva sul suo spirito visionario e imprenditoriale, decise di fondare un’azienda per imbottigliare e distribuire l’acqua, denominata Acqua Castello, che appena due anni dopo, nel 1955, venne ufficialmente riconosciuta acqua minerale naturale e come tale pronta per essere commercializzata.
Poi, durante il boom economico che contraddistinse gli anni Sessanta del Novecento, la crescente domanda portò alla costruzione di un centro termale vero e proprio, che utilizzava l’acqua per cure idropiniche e inalatorie. Dieci anni più tardi, nel 1970, grazie all’impegno delle nuove generazioni, l’acqua di queste fonti divenne sempre più nota tra le famiglie e i ristoranti, grazie anche all’idea di Miro Berardi, figlio di Albino, che rivestì la bottiglia di vetro con carta elegante, per proteggere il contenuto dalla luce e per preservarne le qualità, ma anche per renderla unica e riconoscibile.

Il seguito sulla rivista.

di Luciano Costa

Lascia un commento