Le (tante) svolte di Marco Bellocchio

Foto gentile concessione per utilizzo promozionale – SacWebphoto

Dopo essere stato nominato direttore artistico del Contest Students Cinema International Festival, il celebre regista ha concluso le riprese di Portobello, la nuova serie per la tv dedicata alla drammatica vicenda che quarant’anni fa travolse Enzo Tortora.

Due sono le notizie su Marco Bellocchio, inerenti al cinema e alla televisione che, assieme alla scrittura, restano le passioni del regista piacentino (Leone d’oro alla carriera a Venezia, Palma d’oro onoraria a Cannes, Orso d’argento a Berlino per La condanna più grandi film come Sbatti il mostro in prima pagina, Marcia trionfale, La balia, L’ora di religione, Vincere, Fai bei sogni, Il traditore, Rapito). È di poche settimane fa la sua nomina a direttore artistico del Contest Students Cinema International Festival, nuova manifestazione riservata alle opere di studenti delle più importanti scuole di cinema nel mondo, la cui prima edizione si svolgerà dal 19 al 26 settembre 2026.
«Un onore per me, visto che proprio al Centro sperimentale di cinematografia devo la formazione e lo sviluppo della carriera», ricorda Bellocchio. «Entrai nel 1959 per studiare recitazione. Trovai insegnanti importanti come Michelangelo Antonioni e Pietro Germi. E fu Andrea Camilleri, assistente docente di Orazio Costa, a consigliarmi di cambiare: dato che durante i saggi suggerivo accorgimenti che riguardavano i movimenti di cinepresa, mi fece preparare per un esame d’improvvisazione che superai, così potei frequentare il corso di regia. Dopo due anni uscii col diploma. In virtù della considerazione di cui godeva il Csc, potei poi proseguire gli studi a Londra, alla Slade School, grazie a una borsa di studio. Fu in quel periodo che nacque l’embrione della mia opera prima, I pugni in tasca, che mi schiuse le porte del cinema». Sempre schivo, il grande regista sembra minimizzare la portata di un esordio che spinse Mario Soldati a dire: «Signori del cinema italiano: habemus ponteficem». Era il 1965 e quella claustrofobica, aspra denuncia seppe anticipare i temi del malessere giovanile che, di lì a poco, sarebbe esploso nei furori del Sessantotto. Una svolta epocale confermata da una lunga carriera all’insegna dell’originalità, dell’impegno, dell’attenzione all’uomo che ha fatto di Bellocchio il vero erede del neorealismo e di maestri come Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, Pietro Germi, Pier Paolo Pasolini.
Che Bellocchio non abbia intenzione di fermarsi, malgrado gli 86 anni che compirà il prossimo 9 novembre (in verità, portati con energia e giovanile eleganza), è provato dalla seconda notizia: si sono concluse le riprese di Portobello, la nuova serie per la tv da lui firmata, dedicata alla drammatica vicenda che quarant’anni fa travolse Enzo Tortora. Forse il più clamoroso errore della nostra storia repubblicana, col popolare conduttore televisivo accusato da alcuni detenuti pentiti (tra cui Giovanni Melluso) di essere al centro di un traffico di droga gestito dalla camorra napoletana. Una colossale bufala che fu smontata dal lungo processo, ma che gli costò comunque la gogna mediatica, sette mesi di carcere e il doppio di arresti domiciliari, più l’umana sofferenza per un calvario giudiziario durato anni.

Il seguito sulla rivista.

di Maurizio Turrioni

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