Che fine hanno fatto Renzo e Lucia?

Ben Pastor ha firmato La fossa dei lupi, un romanzo che comincia nel punto in cui finiscono I promessi sposi. Un’operazione
molto ardita e altrettanto originale.

Serve una mente colorata per disegnare romanzi su sfondi storici, ne serve una un tantino ardimentosa per cimentarsi nel solco del Maestro con la maiuscola del romanzo storico italiano. Ben Pastor lo ha fatto, aggiungendo alle sue saghe già note – quella di Von Bora e di Sparziano – uno scarto che lei stessa definisce «temerario»: La fossa dei lupi, un giallo storico che comincia, senza esserne il seguito, nel punto in cui finiscono I promessi sposi.
A chi le chiede come ha osato, replica autoironica: «Rispondo con un verso di Jenny Joseph: “Quando sarò vecchia vestirò viola brillante”». Viene da chiedersi se sia stato un caso che, per presentare il volume nella Casa del Manzoni a Milano, abbia scelto come mise un elegante tailleur coloratissimo. Poi spiega: «Sono azzardi che puoi permetterti solo a una certa età, quando hai già dato prova di sanità mentale. A trent’anni sarebbe stata una imperdonabile sicumera. Volevo rendere a don Lisander un omaggio, contaminando generi, ma restando fedele al linguaggio. Ho temuto di non riuscire a essere filologicamente accurata, anche se ho amato I promessi sposi fin dalla scuola. Per me e per mia sorella, bambine, in campagna, la compagnia erano i libri. E poi mia madre è nata alla sorgente dell’Arno, quei panni risciacquati erano quelli di casa nostra».
Dei libri di Ben Pastor, italo-americana, nata e residente in Italia, ma a lungo docente di storia nelle università statunitensi, questo è il primo scritto direttamente in italiano: «Un romanzo così legato al nostro patrimonio culturale condiviso si poteva scrivere solo in italiano. L’inglese, che da autodidatta ho voluto imparare e in cui poi sono riusciuta a insegnare e a scrivere, è per me il fortino espugnato. Sarebbe facile dire che lo scelgo perché apre a un mercato più ampio e stratificato. Invece, mi piace la sua concisione: lo stesso libro in italiano è molto più lungo. Immagino che ci sia una componente psicologica: scrivere in una seconda lingua che si conosce molto bene permette di perdere inveterate timidezze».
In La fossa dei lupi Renzo e Lucia compaiono, ma sono comprimari, i protagonisti sono Olivares e donna Polissena, che insieme configurano una sorta di romanzo in costume. «Non potendo e non volendo imitare la grandezza e lo scopo di Manzoni, ho scelto di presentare ciò che lui aveva ritenuto non necessario: le vite della piccola aristocrazia, degli esponenti del potere della Curia e della giustizia, appartenenti a famiglie spagnole o milanesi, comunque privilegiate, che si mettevano in relazione con i Renzo e Lucia, ora con pregiudizio, ora con prevaricazione, ora con curiosità», prosegue la scrittrice.

Il seguito sulla rivista.

di Elisa Chiari

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