Le parole «disarmate» e i quesiti referendari

Nella prima udienza in aula Paolo VI, come di prassi da qualche pontificato, dedicata ai giornalisti, papa Leone XIV ha fatto suo e riproposto l’invito di papa Francesco nel suo ultimo messaggio per la «Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: disarmiamo la comunicazione». Non serve, ha aggiunto, «una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce».
E ha concluso: «Voi siete in prima linea nel narrare i conflitti e le speranze di pace, le situazioni di ingiustizia e di povertà e il lavoro silenzioso di tanti per un mondo migliore. Per questo vi chiedo di scegliere con consapevolezza e coraggio la strada di una comunicazione di pace». Dovremmo farne tesoro tutti, non solo chi si professa credente, per tornare a una comunicazione che non incrementi gli odi. Ne sentiamo necessità anche e soprattutto in politica. Ritornare a parole «disarmate» che spieghino le ragioni. In particolare su temi importanti, come i cinque quesiti referendari sui quali ci pronunceremo l’8 e il 9 giugno: più che uno scontro, serve capire. Si tratta di ristabilire, in caso di licenziamento illegittimo, il reintegro nel posto di lavoro.
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di Annachiara Valle


