I bulli vincono se facciamo finta di niente

La nostra società fatica ad avere valori condivisi, il noi è sparito ed è sparita la voglia di capire la complessità dell’altro.
Mentre m’interrogo sul perché e sul come una serie tv su Netflix, Adolescence, con ottimi numeri di ascolto, abbia generato un così ampio dibattito sul valore del rapporto tra genitori e figli, mi appaiono nei telegiornali le tragiche storie e i volti di Sara Campanella prima e di Ilaria Sula il giorno successivo. Entrambe hanno 22 anni (anzi, avevano) uccise dai loro giovani sedicenti innamorati. Sono ragazze dell’età di mia figlia, hanno volti solari, luminosi, hanno davanti un futuro professionale sognato e da sognare, amori in corso e voglia di libertà e di autonomia. E per questo m’intristisco fino all’angoscia. Penso a loro e ai loro genitori. Queste ragazze hanno perso la vita perché qualcuno, un giovane maschio, ha pensato che fossero di sua proprietà e, quindi, di potersi permettere insistenze feroci (non ascoltate fino in fondo nella loro serietà e drammaticità) e di pretendere (non il diritto, che è un’altra cosa) di imporre loro le scelte proprie, fino ad arrivare a minacciarle e colpirle.
Mi sono domandato: allora tutto ciò che si sta facendo contro la violenza sulle donne non serve a nulla? Non produce effetti positivi e non contribuisce a cambiare mentalità? Dobbiamo rassegnarci a registrare e raccontare questi delitti? No.
Il seguito sulla rivista.
di Vittorio Sammarco


