Cannes in rosa

Foto AGF

Con la presidenza di Iris Knobloch, la Croisette sta lasciando più spazio alle donne. A confermare la tendenza, Juliette Binoche scelta come presidente della giuria del Festival di quest’anno.

L’anno scorso, il Festival di Cannes ha premiato due pellicole che l’avrebbero poi fatta da padrone nella notte degli Oscar. Anora, dissacrante commedia su una spogliarellista che, per amore, mette nel sacco la mafia russa, ha coronato la Palma d’oro con cinque statuette: quattro per Sean Baker (produttore, sceneggiatore, regista e montatore) più quella alla giovane Mikey Madison come protagonista. L’ancor più originale Emilia Pérez, musical di Jacques Audiard su un narcotrafficante che cambia sesso e morale di vita, ha aggiunto al Prix du Jury vinto sulla Croisette due Oscar: quello per Zoe Saldaña attrice caratterista oltre a quello per la miglior canzone (e chissà quanti altri ne avrebbe portati a casa se la protagonista trans, Karla Sofia Gascon, non fosse caduta nella trappola della gogna mediatica per certe improvvide dichiarazioni). Negli anni passati, era successo spesso che fosse la Mostra del cinema di Venezia ad anticipare le assegnazioni degli Oscar. Stavolta, quindi, due a zero per Cannes e palla al centro. Ed ecco che si rinnova la sfida tra i due festival più famosi del mondo: non tanto una questione di compiacere Hollywood, quanto di riaffermare oltreoceano l’importanza delle kermesse europee, in grado di sostenere cinematografie emergenti e di scoprire nuovi talenti, ma anche di dare visibilità a ciò che di buono viene prodotto in quella che resta la Mecca del cinema. 

Forte di questo segnale e del crescente gradimento di Cannes da parte sia della critica sia del pubblico (sono oltre 5 mila i giornalisti accreditati sulla Croisette e tre volte tanto gli addetti ai lavori che affollano le sale di proiezione del Palais e gli stand del Marché), poche settimane fa Iris Knobloch si è vista rinnovare per tre anni, fino al 2028, il mandato alla presidenza della manifestazione. Prima donna a ricoprire questo ruolo. «Sono fiera del successo delle ultime edizioni e gioisco all’idea di proseguire l’impegno a fianco del nostro délégué général Thierry Frémaux e di tutta la nostra squadra», dice Knobloch, 62 anni, origini tedesche ma francese d’adozione, alle spalle una brillante carriera da dirigente della Warner Bros negli Stati Uniti e in Europa. «Continueremo a lavorare all’evoluzione di questo magnifico festival come spazio in cui tutte le opere, tutte le voci e tutti i talenti trovano il loro posto. Preservare l’eccellenza artistica, la libertà creativa e i valori umanisti del Festival proteggendo sempre l’indipendenza delle scelte, sostenere senza cedimenti i talenti emergenti e fare di questo evento un crocevia dove creatività e innovazione tecnologica si arricchiscono a vicenda: saranno queste le priorità che guideranno la mia azione».

Il seguito sulla rivista.

di Maurizio Turrioni

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