Una penna ribelle

Ignazio Silone, scrittore del popolo, politico e giornalista, ha dato voce agli ultimi, al mondo contadino abruzzese, alle ingiustizie sociali, con realismo e passione.
A maggio ricorrono i 125 anni dalla nascita di Ignazio Silone, uno dei più sottovalutati scrittori del nostro Paese, di cui negli ultimi anni è in atto una vera e propria riscoperta. Tra gli intellettuali italiani più conosciuti e letti in Europa e nel mondo, ha ricevuto dieci candidature al premio Nobel per la letteratura. Alle radici del mancato successo in patria, l’impegno politico. Silone ha, infatti, partecipato attivamente alle varie fasi della storia del Novecento: tra i fondatori del Partito comunista d’Italia, nel 1921 è uno dei delegati alla Terza internazionale comunista di Mosca, dove conosce Lenin e testa l’incapacità di dialogo dei bolscevichi. L’anno successivo è impiegato al giornale triestino Il lavoratore. A seguito della Marcia su Roma viene incarcerato. Una volta rilasciato, si rifugia a Berlino. Viene mandato dal partito in missione in Spagna, da cui fugge dopo essere scampato a un nuovo arresto. Ripara a Parigi e nel 1925 si stabilisce a Genova, su desiderio di Antonio Gramsci, con incarichi alla Commissione stampa e propaganda di l’Unità. Si reca a Mosca altre due volte, di cui una con Palmiro Togliatti. Durante questi soggiorni conosce e comprende appieno l’orrore del regime stalinista. È un colpo al cuore, che si va a sommare ai dolori della giovinezza – già orfano di padre, la madre e il fratello maggiore muoiono in un terremoto – e all’arresto e all’uccisione per mano fascista del fratello minore Romolo. In questo difficile momento, lo scrittore sceglie l’esilio in Svizzera, dove lavora per il centro estero del partito. Proprio a Lugano apprende la notizia della sua espulsione dal Partito comunista a causa della dissidenza con la linea stalinista. Ammalato, ricercato, privo di mezzi, abbandonato dai compagni di tanti anni di lotte politiche, Silone inizia a scrivere. In pochi mesi ultima quello che sarà considerato il suo capolavoro, Fontamara, l’immaginario paesino in Abruzzo dove umili contadini, i cafoni, sono in rivolta contro i potenti per la deviazione di un corso d’acqua che irrigava le loro campagne. I temi trattati nella sua produzione denunciano la condizione di povertà, ingiustizia e oppressione sociale delle classi subalterne. Pubblicato nel 1933 a Zurigo, dove l’autore si era trasferito, entrando in contatto con il fervido ambiente culturale degli antifascisti, rifugiati politici di mezza Europa, il romanzo rappresenterà uno dei casi letterari del secolo. Silone era intimo amico del grande pensatore Martin Buber che, oltre ad aver sostenuto le spese per la pubblicazione di Fontamara, ha profondamente influenzato la morale dello scrittore. Quest’ultimo compone anche saggi politici e racconti satirici come Il fascismo. Origini e sviluppo e Un viaggio a Parigi.
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di Marta Perrini


