Io, cristiano prestato alla politica

In tempi di conflitti, Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, sostiene serva un pensiero cattolico che sia lievito e visione positiva.

Emilio Del Bono è attualmente vicepresidente del Consiglio regionale lombardo. Prima è stato il più giovane segretario provinciale della Democrazia cristiana, consigliere comunale a Brescia (dove è nato), deputato e senatore della Repubblica, sindaco della sua città di origine. Sempre e comunque, come volentieri sottolinea, «un cristiano prestato alla politica e un cattolico senza preclusioni e paraocchi». Del ruolo e del ritorno dei cattolici alla politica attiva, Del Bono ha parlato in gennaio al convegno organizzato a Milano e parla adesso in questa intervista.
Onorevole Del Bono, cosa devono fare i cattolici in questa stagione di cambiamento epocale, o «d’epoca», per dirla alla maniera di papa Francesco?
«Di questo si è discusso con libertà e freschezza a Milano dopo le Settimane sociali dei cattolici italiani organizzate a Trieste. È chiaramente emersa l’urgenza di ricostruire una rete di relazioni proficue tra coloro che sono impegnati in modo diversificato nel mondo del sociale, della cooperazione, del sindacato, dei partiti, delle amministrazioni locali. È necessario che questo network sia vivo, capace anzitutto di favorire non il partito, bensì la buona politica, che non può mai essere disgiunta dalla presenza dei cattolici. Diversamente rischia di rimanere una corsa più o meno individuale, priva di una visione d’insieme».
Ma c’è ancora un pensiero politico originale, attuale, utile dei cattolici italiani rispetto alle sfide della nostra contemporaneità, senza nostalgie e senza sguardo rivolto all’indietro?
«C’è e le sue coordinate, aggiornate alla luce della evoluzione della dottrina sociale della Chiesa, ma anche e soprattutto a seguito degli accadimenti della storia, dicono che tocca alla cultura cattolico-popolare ribadire con forza l’esigenza della fraternità come risorsa capace di rimettere al centro la carità intelligente, che è servizio alla persona e alla città dell’uomo, sempre orientata a dare concretezza al tema dell’universalità dei diritti umani, fondati sul principio, straordinariamente cristiano, della fratellanza, dei Fratelli tutti, come dice papa Francesco. Universalità dei diritti umani, un principio racchiuso prima nel Vangelo e poi ribadito nella Dichiarazione universale (sottoscritta nel 1948, non da tutti, ma da quasi tutti i popoli e le nazioni del mondo), nella quale si afferma che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”, ribadendo con ciò il valore universale dell’essere tutti fratelli».

Il seguito sulla rivista.

di Luciano Costa

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