Prepararsi alla Pasqua

Preghiera, elemosina, digiuno. E, soprattutto, confessione. Per riconciliarsi con Dio e i fratelli e vivere la Quaresima, sopratutto in questo anno giubilare, nel segno del perdono che apre alla speranza.
La Quaresima è il tempo di preparazione alla Pasqua, centro dell’anno liturgico. All’interno del Giubileo della speranza, rappresenta un momento ancora più importante per vivere il pellegrinaggio penitenziale che consente ai fedeli, confessati e comunicati, di ricevere l’indulgenza. Molte diocesi italiane, infatti, hanno scelto proprio questo periodo per recarsi a Roma, incontrando il Papa, celebrando la messa in una delle quattro basiliche papali – San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le Mura – e ovviamente attraversando una o più Porte sante. Anche durante questo Anno santo si celebrerà nelle diocesi di tutto il mondo la 12ª edizione delle 24 ore per il Signore, iniziativa quaresimale di preghiera e riconciliazione voluta da papa Francesco. Come è ormai consuetudine, l’evento si svolgerà alla vigilia della quarta domenica di Quaresima, da venerdì 28 a sabato 29 marzo. Per questa edizione giubilare, il motto scelto da Bergoglio è tratto dalle parole del salmista: «Tu sei la mia speranza».
Come ha scritto il Pontefice nella bolla di indizione del Giubileo, Spes non confundit, «il sacramento della penitenza ci assicura che Dio cancella i nostri peccati. Ritornano con la loro carica di consolazione le parole del Salmo: “Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia. […] Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. […] Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. Perché quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l’oriente dall’occidente, così allontana da noi le nostre colpe”. La riconciliazione sacramentale non è solo una bella opportunità spirituale, ma rappresenta un passo decisivo, essenziale e irrinunciabile per il cammino di fede di ciascuno. Lì permettiamo al Signore di distruggere i nostri peccati, di risanarci il cuore, di rialzarci e di abbracciarci, di farci conoscere il suo volto tenero e compassionevole. Non c’è, infatti, modo migliore per conoscere Dio che lasciarsi riconciliare da lui, assaporando il suo perdono. Non rinunciamo dunque alla confessione, ma riscopriamo la bellezza del sacramento della guarigione e della gioia, la bellezza del perdono dei peccati».
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di Francesco Antonio Grana


