«La guerra, indicibile tragedia»

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Oleksandra Romantsova, attivista ucraina e direttrice del Center for Civil Liberties, sostiene che, per evitare i conflitti, occorre rispettare la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Oleksandra Romantsova, attivista ucraina e direttrice del Center for Civil Liberties, sostiene che, per evitare i conflitti, ocOleksandra Romantsova è la direttrice esecutiva del Center for Civil Liberties, l’organizzazione non governativa attiva nella tutela dei diritti umani e nella denuncia dei crimini di guerra che nel 2022 ha vinto il premio Nobel per la pace, insieme all’associazione russa Memorial e a quella bielorussa Viasna. Laureata in relazioni internazionali, la giovane donna è stata tra coloro che hanno partecipato alle proteste pro-Unione europea e contro il governo di Viktor Janukovyc in piazza Maidan nel 2013. Un attivismo che da allora non è mai venuto meno.
Quando nasce il Center for Civil Liberties di Kiev e come l’invasione dell’Ucraina ha cambiato la vostra associazione?
«Noi diciamo che la guerra è iniziata nel 2022, ma in realtà il primo caso di detenzione illegale è stato registrato in Donbas nel 2014, dove per più di sei mesi sono stati tenuti in cattività dei civili. Dal 2014 al 2022 abbiamo registrato circa 20 mila crimini di guerra perpetrati dai soldati russi in territorio ucraino e in Crimea, mentre dal 2022 a oggi si sono verificati più di 81 mila crimini. Prima del 2014 la nostra associazione si occupava di diritti civili nella vita quotidiana. Dal 2022 il nostro lavoro è molto aumentato, ma non è cambiato. Negli ultimi due anni ci siamo impegnati per la liberazione di circa 10mila ostaggi, nei precedenti otto erano circa 300».
La raccolta di documentazione sulla violazione dei diritti umani è tra le vostre attività principali. Ci faccia un esempio nell’ambito religioso.
«Dal 2014 al 2016 in Crimea non è rimasto neanche un rappresentante di una religione che non fosse quella ortodossa del patriarcato di Mosca e più di mille luoghi di culto sono stati distrutti o utilizzati a fini bellici. Nel 2014 vicino a un ospedale pediatrico è stata trovata una fossa comune in cui i russi avevano seppellito ventisette persone: sette di loro erano state torturate e uccise perché fedeli al “vecchio” credo greco-ortodosso».corre rispettare la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Il seguito sulla rivista.

di Marta Perrini

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