Cronache del Giubileo

Lo spirito giubilare si è esteso alla società civile, a livello nazionale e internazionale. Così sono avvenuti cambiamenti straordinari.
Il coraggio di tornare a camminare nonostante le nostre lamentele e i nostri dolori, il desiderio di liberarci da ciò che ci ingabbia e da padroni sempre più ingombranti, la forza di attraversare il deserto senza continuare a perderci nelle nostalgie, il sogno di una terra in cui scorrono latte e miele, di un mondo nuovo e possibile: questo è il Giubileo di misericordia, di pace e di giustizia.
Lo abbiamo trasformato in un pellegrinaggio infinito, facilmente confuso con le gite scolastiche o con i tour da pensionati insoddisfatti. Lo abbiamo ridotto a un intimo cammino spiritualeggiante e corroborante, centrato sui nostri bisogni individuali di riconciliazione e soddisfazione. Lo abbiamo assimilato a una manifestazione di potere che scandisce i tempi sociali e comunitari. Lo abbiamo reso occasione per sistemare strade e palazzi, ostelli e alberghi, ottenendo qualche cospicuo finanziamento.
Ma il Giubileo è altro. Il libro del Levitico ci ricorda che è spazio ed esperienza culturale, sociale, politica ed economica: «Conterai sette volte sette anni; al decimo giorno del settimo mese nel giorno dell’espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. In questo anno del Giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo. Quando vendete o acquistate qualche cosa al vostro prossimo, nessuno faccia torto al fratello».
Il profeta Daniele è ancora più esplicito: «Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi» (9,24).
Se poi ascoltiamo Isaia ci rendiamo conto della concretezza di questa stagione di grazia che è il Giubileo. Una profezia che Gesù attribuirà a sé nella sinagoga di Nazareth, come narra l’evangelista Luca: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore».
Il Giubileo è terminato il 6 gennaio 2026. Guardiamo a ritroso e raccontiamo come è andata e quali risultati sono stati ottenuti.
Nella sede dell’Onu tutti i governi hanno ratificato l’abolizione della pena di morte, bollata come inutile vendetta, e hanno rilanciato i processi di giustizia riparativa, così come la cultura giuridica migliore prevede. Questa risoluzione è diventata l’occasione per mettere mano alla situazione carceraria italiana, per valorizzare e concretizzare le pene alternative alla detenzione, finora rese impossibili da una rigidità sociale e culturale, oltre che legislativa.
I Paesi ricchi hanno condonato il debito economico ai Paesi in via di sviluppo e hanno avviato politiche di collaborazione e cooperazione internazionale per evitare ulteriori indebitamenti e ingiustizie fra popoli e nazioni. Tale scelta ha anche aperto alla possibilità, mancata alla Cop29 in Azerbaijan, di finanziare e sostenere i Paesi emergenti nelle loro buone prassi a tutela dell’ambiente e, quindi, della vita.
Il seguito sulla rivista.
di Fabio Corazzina


