Un successo particolare

La Storia vince su La7 in prima serata con Una giornata particolare, programma condotto dal giornalista Aldo Cazzullo, affiancato dai reporter Raffaele Di Placido e Claudia Benassi. Si è da poco conclusa la terza edizione e la quarta è in preparazione.
Se lo incontraste, magari non lo trovereste simpatico. Perché va sempre di fretta, preso dai suoi impegni. Perché, dopo un ventennio da inviato speciale ed editorialista, da un paio d’anni è tra i vicedirettori più influenti del Corriere della sera. Perché, da esperto e appassionato di storia, continua a sfornare libri (ne ha scritti una quarantina, molti oltre le centomila copie, alcuni oltre le duecentomila, mentre Mussolini il capobanda, Quando eravamo i padroni del mondo e Il Dio dei nostri padri, i più recenti, veleggiano in cima alle classifiche). E poi perché Aldo Cazzullo, oltre a essere un influente opinionista televisivo («Salvini è il peggior ministro dei trasporti dall’invenzione della ruota», la sua dichiarazione tranchant a Giovanni Floris nel corso di una puntata della trasmissione Di Martedì), conduce su La7 il programma storico di approfondimento Una giornata particolare. E se in questo primo scorcio di stagione la rete generalista di Urbano Cairo (imprenditore proprietario della casa editrice Rcs), pur essendo il terzo polo televisivo nazionale, dopo Rai e Mediaset, si è ritagliata spazio come erede del ruolo critico di Rai 3 nei confronti del governo, il merito non è solo di una campagna acquisti che ha progressivamente spostato da viale Mazzini e da Cologno Monzese figure storiche quali Lilli Gruber, Enrico Mentana, Giovanni Floris, Corrado Formigli, Massimo Gramellini, Licia Colò, Corrado Augias. Ma anche della crescita di trasmissioni fatte in casa come Tagadà con Tiziana Panella, Barbero risponde con Alessandro Barbero, Propaganda Live con Diego Bianchi (alias Zoro). E, soprattutto, il programma di Cazzullo che, alla terza edizione, ha raggiunto un livello di spettacolarità che ne ha fatto uno degli appuntamenti più amati della tv.
«Capire il presente guardando al passato. Osservare indietro con gli occhi rivolti all’oggi, perché la pianta affonda le origini sempre nelle radici», è secondo il giornalista la filosofia della trasmissione prodotta da Stand by me di Simona Ercolani (altra transfuga da Rai 3) che, dopo dieci puntate, si è conclusa prima di Natale ma tornerà presto. «La storia parla di noi anche quando parla di secoli lontani. Siamo ciò che siamo per la catena di eventi accaduti dopo tante giornate particolari».
Azzeccatissima la scelta degli avvenimenti raccontati nella terza stagione. A partire dalla puntata inaugurale, dedicata al Viaggio di Adolf Hitler in Italia (3 maggio 1938). «È la stessa giornata particolare del film di Ettore Scola, un voluto omaggio alla pellicola che ha ispirato il titolo della nostra trasmissione», sottolinea Cazzullo, 58 anni, piemontese di Alba. «Abbiamo ricostruito la parabola del rapporto tra il Duce e il Führer fino al fatidico giorno del loro incontro a Roma. Quando visitarono la Galleria Borghese, Hitler era affascinato, attentissimo, essendo lui stesso un aspirante pittore. Mentre Mussolini era annoiato e arrabbiato, perché il cerimoniale prevedeva che al fianco dell’ospite ci fosse il re e non lui. Fu l’inizio del buio, del male. Da lì discese il Patto d’acciaio».
Il seguito sulla rivista.
di Maurizio Turrioni


