Caravaggio torna a casa

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Il dipinto Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, rubato nel 1969 a Palermo, è stato restituito da un anonimo gentiluomo, che ha compiuto un nobile gesto, affinché d’ora in poi tutti possano ammirare la prodigiosa tela.

Assomiglia a una favola il miracoloso ritrovamento della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, dipinto del Caravaggio, che era stato rubato in Sicilia nell’ottobre 1969 e da qualche giorno è esposto a Roma presso il Museo dell’Arte Salvata, l’ex Planetario accanto a piazza della Repubblica. Ricorda il Canto di Natale di Dickens, con l’avaro Scrooge che in tarda età decide di fare del bene per redimere una vita all’insegna del più bieco egoismo. Riapparsa a distanza di oltre mezzo secolo, la preziosa tela tornerà al proprio posto, l’Oratorio di San Lorenzo, nel cuore di Palermo, una volta ultimati i lavori per garantirne la totale sicurezza.
Del furto, avvenuto in una notte di pioggia e avvolto per decenni in un fitto mistero, aveva dato conto Leonardo Sciascia dalle colonne del Corriere della Sera, sollevando l’interesse dell’opinione pubblica e pure della mafia. Proviamo adesso noi, da queste pagine, a ricostruire la catena degli eventi che hanno riportato il dipinto alla luce, restituendo all’umanità uno dei capolavori indiscussi della storia dell’arte. Lo faremo nel solco di Dickens e dello scrittore di Racalmuto, come se fosse l’ultimo capitolo di un romanzo a tinte noir.
È sera, e i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo si accingono a chiudere l’ufficio per tornare ciascuno a casa propria. La giornata è stata lunga, senza particolari scossoni. Nulla che facesse presagire una svolta così importante. La sede dei “detective dell’arte”, nel capoluogo siciliano, è a sua volta un’opera tutelata. Il Nucleo è, infatti, allocato nel complesso del Real Albergo dei Poveri, istituito nel 1733 per accogliere chi non poteva permettersi una casa: poveri inabili, storpi, giovani vagabonde e orfane. L’uomo che in preda ai sensi di colpa raggiunge l’edificio non viene da lontano: è il “rampollo” settantenne di una storica famiglia della nobiltà siciliana. La sua abitazione non è lontana, in linea d’aria poche centinaia di metri.
Il nome e il cognome non possiamo riferirli: è la prima condizione che il gentiluomo ha posto per dare corso alla restituzione della tela. Perché il suo gesto gli fa onore, ma altrettanto non si può dire di quello dei suoi avi, in particolare del defunto padre. Fu lui, oltre cinquant’anni fa, a commissionare il furto della Natività. In quegli anni era solito frequentare i salotti dei suoi pari di sangue blu, nella capitale italiana e in quella del soppresso Regno borbonico. E ogni volta che si recava a Napoli o a Roma per un solenne ricevimento, lo coglieva un travaso di bile: gli spumeggianti aperitivi e la copiosa rosticceria erano serviti in sale ricolme di quadri meravigliosi. Affreschi di Guido Reni e di Luca Giordano, ritratti di Peter Rubens, paesaggi di Salvator Rosa…

Il seguito sulla rivista.

di Roberto Riccardi

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