Vinta la sfida ecologica

Dal 2024, anno in cui le emissioni di gas a effetto serra avevano raggiunto il picco assoluto, al 2030, i volumi aggiuntivi di anidride carbonica e di altri gas che alterano il clima mostrano una costante discesa, che ha riportato le concentrazioni ai livelli del 2020. La strada della neutralità carbonica è ancora molto lunga e gli obiettivi di dimezzamento delle emissioni al 2030, tra i tanti dell’Agenda dell’Onu, sono ormai irraggiungibili, ma la svolta c’è stata e stiamo per cogliere i frutti principali dei nostri sforzi: le temperature medie globali dallo scorso anno non aumentano più.
Dopo le tragedie climatiche dai costi incalcolabili della prima metà di questo decennio, i governi hanno riconosciuto l’urgenza di fissare percorsi più stringenti e credibili per la mitigazione del surriscaldamento globale. Hanno concordato e subito attuato un sistema molto semplice di disciplina delle emissioni: applicando il principio «chi inquina paga», le imprese di tutti i settori produttivi, in tutte le nazioni, sono tenute a sborsare 75 euro per ogni tonnellata di anidride carbonica di cui sono responsabili. I Paesi in via di sviluppo hanno ricevuto da quelli avanzati fondi sufficienti per compensare i costi per le proprie imprese ed effettuare coraggiosi investimenti, mentre i cittadini con redditi al di sotto di quelli medi nazionali si vedono restituire in benefici fiscali il valore delle loro maggiori spese. Questi e altri meccanismi di compensazione hanno permesso di accelerare la riqualificazione dei sistemi energetici verso le fonti rinnovabili, che ormai coprono più del 60 per cento dei fabbisogni, e la trasformazione di prodotti e processi in chiave sostenibile. Grazie alla rilevante riduzione delle combustioni, anche la qualità dell’aria è migliorata: le vite umane risparmiate, rispetto al flagello dei primi anni Venti, sono decine di milioni.
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di Carmine Trecroci


