I bulli, Natale e la speranza

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Resta un mistero il fascino che suscitano certi politici che alzano il tono della voce, sono sguaiati e prepotenti, si comportano da veri bulli. Donald Trump ha trionfato negli Stati Uniti godendo del voto anche di quei poveri cui ha promesso guerra, di quei migranti che lo hanno sentito annunciare «la più grande deportazione di stranieri», delle donne che ha dimostrato di trattare alla stregua di oggetti sessuali in suo potere. Archiviate, con l’elezione, tutte le inchieste, il Presidente più potente al mondo si appresta a ridefinire non solo le politiche statunitensi, ma gli equilibri internazionali. Non sappiamo ancora quali conseguenze ci aspettano, ma è un dato di fatto che, sempre di più, i popoli scelgono governi dalla mano dura, estremismi tentati dal riscrivere le regole o dal violarle, forti con i deboli e deboli con i forti. D’altra parte è esperienza comune quanto sia più semplice appoggiare il bullo di turno, a partire dalle scuole primarie, piuttosto che difendere le vittime. Forse c’è l’inconscia paura di poter finire tra le sue grinfie e allora meglio dare addosso a chi è più “povero”, da ogni punto di vista, di noi.

Il seguito sulla rivista.

di Annachiara Valle

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