Il Sinodo continua

Foto Francesco Antonio Grana

A conclusione dell’assemblea generale, papa Francesco ha invitato a mettere in pratica le indicazioni contenute nel documento condiviso. E a proseguire il processo di confronto e discernimento.

«Dinanzi alle domande delle donne e degli uomini di oggi, alle sfide del nostro tempo, alle urgenze dell’evangelizzazione e alle tante ferite che affliggono l’umanità, sorelle e fratelli, non possiamo restare seduti». È racchiuso in questa frase dell’omelia di papa Francesco, durante la messa conclusiva del Sinodo dei vescovi, il significato del processo che la Chiesa cattolica sta vivendo ormai da alcuni anni. Bergoglio, al termine di un mese intenso di lavoro, ha spiegato che «una Chiesa seduta, che quasi senza accorgersi si ritira dalla vita e confina sé stessa ai margini della realtà, è una Chiesa che rischia di restare nella cecità e di accomodarsi nel proprio malessere. E, se restiamo seduti nella nostra cecità, continueremo a non vedere le nostre urgenze pastorali e i tanti problemi del mondo in cui viviamo. Per favore, chiediamo al Signore che ci dia lo Spirito Santo per non restare seduti nella nostra cecità, cecità che si può chiamare mondanità, che si può chiamare comodità, che si può chiamare cuore chiuso. Non restare seduti nelle nostre cecità». Ai fedeli il Papa ha rivolto una richiesta: «Preghiamo perché tutto quello che abbiamo fatto in questo mese vada avanti per il bene della Chiesa».
Il processo sinodale, infatti, non si conclude. Come ha spiegato il pontefice chiudendo i lavori del Sinodo, «ora, alla luce di quanto emerso dal cammino sinodale, ci sono e ci saranno decisioni da prendere. In questo tempo di guerre dobbiamo essere testimoni di pace, anche imparando a dare forma reale alla convivialità delle differenze. Per tale ragione non intendo pubblicare una esortazione apostolica, basta ciò che abbiamo approvato. Nel documento ci sono già indicazioni molto concrete che possono essere di guida per la missione delle Chiese, nei diversi continenti, nei diversi contesti: per questo lo metto subito a disposizione di tutti, per questo ho detto che sia pubblicato. Voglio, così, riconoscere il valore del cammino sinodale compiuto, che tramite questo documento consegno al santo popolo fedele di Dio».
Non esiste, però, una parola finale. «Su alcuni aspetti della vita della Chiesa segnalati nel documento, come pure sui temi affidati ai dieci gruppi di studio, che devono lavorare con libertà, per offrirmi proposte, c’è bisogno di tempo per giungere a scelte che coinvolgono la Chiesa tutta. Io, allora, continuerò ad ascoltare i vescovi e le Chiese affidate a loro. Questo», ha aggiunto il Papa, «non è il modo classico di rimandare all’infinito le decisioni. È quello che corrisponde allo stile sinodale con cui anche il ministero petrino va esercitato: ascoltare, convocare, discernere, decidere e valutare. E in questi passi sono necessari le pause, i silenzi, la preghiera. È uno stile che stiamo apprendendo insieme, un po’ alla volta. Lo Spirito Santo ci chiama e ci sostiene in questo apprendimento, che dobbiamo comprendere come processo di conversione. La segreteria generale del Sinodo e tutti i dicasteri della curia mi aiuteranno in questo compito. Il documento è un dono a tutto il popolo fedele di Dio, nella varietà delle sue espressioni. È ovvio che non tutti si metteranno a leggerlo: sarete soprattutto voi, assieme a tanti altri, a rendere accessibile nelle Chiese locali ciò che esso contiene. Il testo, senza la testimonianza dell’esperienza compiuta, perderebbe molto del suo valore».

Il seguito sulla rivista.

di Francesco Antonio Grana

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