Una voce in difesa del pianeta

Da cinquant’anni Greenpeace lotta per un mondo più verde e privo di energia nucleare. Un impegno che dovrebbe essere condiviso da tutti, cittadini e imprese. Per noi e per i nostri figli.

Sono passati cinquant’anni da quando un piccolo gruppo di persone, convinte che anche in pochi si possa fare la differenza, motivate dall’idea di un pianeta verde e pacifico, salparono da Vancouver a bordo di un peschereccio diretto nelle acque dell’isola di Amchitka, in Alaska, per fermare i test nucleari segreti degli Stati Uniti. Un viaggio che toccò il cuore di tutti, guadagnandosi le prime pagine dei giornali nord-americani. Un’impresa che fece rumore da una parte all’altra del globo, aggiungendo consapevolezza e creando un consenso al di sopra di ogni aspettativa. Così nacque Greenpeace, un’organizzazione internazionale oggi presente in molte nazioni. Uomini e donne, giovani e anziani, che continuamente indagano, denunciano e fermano crimini ambientali, costringendo spesso i Governi a cambiamenti di rotta a favore della sostenibilità. Un percorso durato cinque decenni, durante il quale gli attivisti, che ora vedono sempre più sogni realizzarsi, sono aumentati costantemente. Sempre più persone si oppongono, infatti, alla distruzione degli oceani, delle foreste e del clima e si battono per difendere la nostra aria, la terra e le acque dall’inquinamento. Dopo la prima esperienza contro gli States, l’organizzazione si è mobilitata contro gli esperimenti nucleari dei francesi nell’atollo di Mururoa. È il 1972 e la Francia è l’unica potenza occidentale a condurre, in quegli anni, test atomici nell’atmosfera. Non riescono ad annullare l’operazione, ma anche questa volta attirano l’attenzione del mondo intero e nel 1974 i francesi sono costretti a sospenderla.

Il resto sulla rivista.

di Antonio Dell’Anna

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