Bambini: quanta autonomia?

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Tra legge, scuola e famiglia, l’Italia fatica a lasciare ai più piccoli spazi di libertà graduali: il rischio è un salto nel buio alle secondarie di primo grado.

Un tema che emerge dalle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo è quello dell’educazione e dell’autonomia, non a caso il voto in condotta fa media con gli altri. L’autonomia dei minori di 14 anni è un tema controverso nel nostro Paese, ancora alla ricerca di un delicato punto di incontro tra esigenze educative, necessità organizzative e limiti di legge. Partendo dai dati di fatto, in Italia lasciare un minore di 14 anni da solo in casa costituisce un reato, e la norma non ammette alcun tipo di deroga o flessibilità; una situazione profondamente differente da quella di altri Paesi, come la Svezia, dove i bambini possono restare a casa da soli già a partire dai 9 o 10 anni. Questa rigidità legale pone ostacoli pratici non indifferenti, soprattutto se si considera che in Italia le scuole chiudono per tre mesi durante l’estate, imponendo sfide enormi in assenza di valide alternative di welfare statale. La transizione diventa particolarmente complessa quando i ragazzi passano dalle scuole primarie – dove trascorrono fino a 40 ore settimanali – alle scuole secondarie di primo grado, caratterizzate da orari ridotti e diversificati che rendono difficile la gestione dei tempi.
Oltre alla sfera domestica, un altro grande tema è quello dell’uscita autonoma da scuola. Un importante passo avanti è rappresentato dalla Legge 172/2017, la quale concede ai genitori la facoltà di autorizzare l’istituto scolastico a far uscire i minori di 14 anni in autonomia, sollevando di fatto il personale dall’obbligo di vigilanza. Tuttavia, un’indagine condotta nella primavera 2024 negli Istituti comprensivi di Milano ha rivelato che il 70 per cento delle scuole applica questa legge solo a partire dalle secondarie, il 17 per cento dalla quinta elementare e appena il 13 per cento la estende a tutte le classi.

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di Marta Perrini

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