Si torna al passato?

Foto Getty Images

Latino, epica, identità occidentale: le nuove Indicazioni nazionali riscrivono la scuola italiana. Il pedagogista Massimiliano Fiorucci non ha dubbi: è un ritorno pericoloso a un’educazione “bancaria”, che rischia di lasciare indietro chi ha meno strumenti.

«Studiare solo la storia occidentale mette le basi per un futuro scontro ideologico». È netto il giudizio di Massimiliano Fiorucci, pedagogista e rettore dell’Università Roma Tre, dove insegna Pedagogia generale, sociale e interculturale, sulle nuove indicazioni nazionali emanate dal Ministero della Pubblica istruzione per il primo ciclo di istruzione. Alla vigilia dell’apertura della scuola e analizzando il testo, il rettore sottolinea che «le principali criticità risiedono nel ritorno a una concezione eccessivamente trasmissiva del sapere; sembra di trovarsi di fronte a indicazioni pensate per la formazione del cittadino degli Stati nazionali ottocenteschi, risultando profondamente anacronistiche. Le Indicazioni del 2012 dimostravano maggiore apertura verso le raccomandazioni europee e valorizzavano una didattica laboratoriale e partecipativa. Oggi, invece, siamo tornati a quella che Paulo Freire chiamerebbe un’educazione “depositaria” o “bancaria”, perdendo la dimensione dialogica e trasformativa dell’apprendimento. Oltretutto, sono nate da uno pseudo-dibattito pubblico molto breve, le criticità sollevate dal Consiglio superiore della pubblica istruzione non sono state tenute in debita considerazione».
Il documento ministeriale insiste sull’identità occidentale. Cosa ne pensa?
«L’affermazione “solo l’Occidente conosce la Storia” presente nell’incipit dei programmi di storia, di cui il principale artefice è Ernesto Galli della Loggia, è una dichiarazione forte e problematica, da cui si desume una visione monoculturale e un’enfasi eccessiva sull’identità e sulla tradizione occidentale. Si tratta di un grave arretramento rispetto allo straordinario percorso costruito dal Ministero tra il 1989 e il 2022 sull’intercultura. Stiamo assistendo al tentativo di declinare nei programmi scolastici i contenuti del libro Il manifesto per l’Occidente. I valori universali della nostra cultura, recentemente curato dal Ministro Valditara e da Giampaolo Azzoni. Questa chiusura identitaria è contraria a qualsiasi dialogo interculturale autentico, manca del tutto quella prospettiva di “etnocentrismo critico” di cui parlava Ernesto De Martino: i propri valori non vanno rinnegati, ma devono essere messi in dialogo autentico con l’altro senza una gerarchia predefinita. Qui, invece, in questo Manifesto si arriva perfino a piegare i valori dell’antica Roma a letture strumentali attraverso quella che Eric Hobsbawm chiamerebbe “l’invenzione della tradizione”».

Il seguito sulla rivista.

di Marta Perrini

Lascia un commento