Nel respiro della natura

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In occasione della Giornata per la cura del Creato, due itinerari tra Valle d’Aosta e Sardegna invitano a rallentare, riscoprire la natura e vivere un turismo più autentico e sostenibile.

Non c’è mai tempo per prendersi cura del Creato. Tutto di fretta, tutto arrotolato alla dittatura del digitale. Eppure questopotrebbe essere un buon motivo per prolungare le vacanze estive inoltrandoci nel tempo settembrino, che sicuramente è meno affollato, meno caldo, meno caro e meno rumoroso.
La scusa per ridare tempo e spazio all’ambiente e a tutto quello che ci circonda è la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato che ricorre il 1° settembre e segna l’inizio del Tempo del Creato, che si conclude il 4 ottobre, festa liturgica di San Francesco d’Assisi. «Forgeranno le spade in vomeri e le loro lance in falci» (Is 2,4) è il tema del Messaggio scelto da papa Leone XIV, che sottolinea «il legame tra i conflitti armati e il deterioramento dell’ambiente. Un tale deterioramento costituisce, da un lato, una grave violazione del nostro dovere di prenderci cura del Creato e, dall’altro, una minaccia a lungo termine per la vita di centinaia di milioni di persone. La consapevolezza ormai diffusa dei numerosi legami esistenti tra la guerra e le risorse naturali non ha portato alla creazione di istituzioni adeguate né a decisioni responsabili volte a evitare i conflitti e a risolvere pacificamente le controversie».
Quest’anno, con gli 800 anni dalla morte di Francesco, una sana educazione a rispettare il Creato può essere davvero un buon motivo per attualizzare il messaggio francescano in questo tempo complesso segnato da conflitti e guerre.
E come possiamo celebrarla questa Giornata, noi, nelle nostre vite? Per una rubrica che si occupa di viaggi, l’occasione è giusta per assaporare l’incontro con l’ambiente e la natura, al riparo dai rumori metropolitani e dal caos dei click digitali. Proponiamo due itinerari, davvero da riscoprire. Uno al Nord, l’altro a Sud.
Iniziamo dalla Valle d’Aosta. Con l’estate, la neve si ritira, l’alta montagna si rivela in tutta la sua maestosità e bellezza. Panorami da scoprire, una cultura enogastronomica rimasta ancorata alle tradizioni locali e l’apertura dei valichi montani del Piccolo e del Gran San Bernardo fanno il resto.
A La Thuile, fa notare il sito www.lovevda.it, riapre la strada verso il Piccolo San Bernardo. «A 2.188 metri di quota, tra maestosi panorami alpini, trovi testimonianze archeologiche dell’epoca romana ma anche molto più antiche come il cromlech, un cerchio di 46 pietre infisse nel terreno. L’Ospizio, fondato nell’XI secolo da San Bernardo, ospita oggi un ostello e un museo sulla storia del Colle, della Valdigne e della Savoia».
Il valico del Gran San Bernardo è una meta ideale per immergersi nella storia e nell’ambiente. Fin dai tempi dell’Impero romano il Colle è stato un’importante via di comunicazione attraverso le Alpi. L’Ospizio ancora oggi accoglie coloro che percorrono la Via Francigena. Prima di salire al Colle, a Saint-Rhémy-en-Bosses si possono visitare i locali di produzione e stagionatura del Jambon de Bosses Dop, uno squisito prosciutto crudo stagionato nel fieno. Più su, alcuni alpeggi vendono la fontina e altri prodotti caseari a km 0. E poi la splendida vista del Monte Bianco: le cabine della funivia e seggiovia offrono una vista a 360° sulle vette e sulle valli e in pochi minuti si sale da Courmayeur fino a Punta Helbronner, a 3.466 metri.

Il seguito sulla rivista.

di Gianni di Santo

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