Cesaroni, come sono diventati un cult

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La settima serie, che si è appena conclusa su Canale 5, è stata interpretata e diretta da Claudio Amendola, tornato nei panni di Giulio Cesaroni a vent’anni dal debutto e a una dozzina dalla messa in onda dell’ultima puntata.

Neppure quest’anno la Roma ha vinto lo scudetto. È riuscita, però, a primeggiare in un altro campionato, non meno agguerrito: quello che si svolge all’interno dello schermo tv. Tra esordi, conferme, serie, film, programmi giornalistici, game show e varietà, le reti si giocano, tra settembre e giugno, la stagione televisiva a colpi di ascolti e di spot pubblicitari. Anche in questo torneo chi finisce agli ultimi posti retrocede, nel cuore della gente e nelle preferenze degli sponsor. Non ha corso rischi I Cesaroni 7: il ritorno, una dozzina di episodi interpretati e diretti (questa sì una novità) da Claudio Amendola, tornato nei panni di Giulio Cesaroni a vent’anni dal debutto della serie e a una dozzina dalla messa in onda dell’ultima puntata. Un’eternità, televisivamente parlando.
«Sapevamo che era un azzardo», chiosa Amendola a proposito della nuova serie appena conclusa su Canale 5, ma recuperabile nel catalogo delle piattaforme Mediaset Infinity e Netflix. «Alla stazione Termini, ogni Natale viene allestito un maestoso albero ai cui rami vengono appesi messaggi con i desideri da esaudire. Lì è stata trovata una letterina che diceva: caro Babbo Natale, portami la nuova stagione dei Cesaroni. Impossibile resistere. Allora, ci siamo messi al lavoro».
Dietro al sorriso sornione del protagonista si celano mesi di lavoro, tra scrittura e riprese. C’era una geografia dei sentimenti da recuperare nel perimetro dei lotti popolari del quartiere romano della Garbatella. Soprattutto, bisognava ritrovare quel clima frizzante, tra battute ironiche e affetti contrastati, bicchierate in bottiglieria e vicissitudini familiari, che aveva contrassegnato i passati episodi. L’attesa era alta, tanto che la prima puntata ha fatto registrare quasi tre milioni e mezzo di spettatori, con uno share del 23 per cento. La curva degli ascolti si è poi abbassata, attestandosi per le serate successive sui due milioni e mezzo. Un risultato comunque lusinghiero, che ne ha fatto uno dei titoli di maggior richiamo di Mediaset.
«Questa famiglia sgangherata e allargata continua a occupare un posto speciale nel cuore del pubblico», commenta Amendola, che oggi ha 63 anni e ha praticamente riflesso tutte le fasi della sua maturità sul teleschermo. «Grazie alle piattaforme digitali, che trasmettono le vecchie puntate, noi Cesaroni siamo diventati un fenomeno di culto. È stato per ritrovare l’affetto della gente che sono tornato sullo schermo».

Il seguito sulla rivista.

di Maurizio Turrioni

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