Almodóvar allo specchio

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Con Amarga Navidad, il regista spagnolo firma il suo film più autobiografico e doloroso: un racconto sul lutto, la crisi creativa e la paura del declino. Un’opera sospesa tra finzione e verità, presentata al Festival di Cannes tra applausi e perplessità.

Cosa dire di Pedro Almodóvar? Nella scia del visionario maestro Luis Buñuel, è ormai il più importante e celebrato regista spagnolo. Artista dalla spiccata sensibilità, quest’uomo della Mancha (nato il 25 settembre 1949 a Calzada de Calatrava, sperduto paese montano ai piedi della Sierra Morena) ha saputo emanciparsi dalla povertà di provincia fino alla grandeur madrilena conquistando un ruolo di riferimento culturale e civile, non solo in Spagna ma nel mondo.
Spaziando dalla commedia (Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Légami!, Tacchi a spillo) al melodramma e al noir (Tutto su mia madre, Parla con lei, Volver, Julieta) ha saputo portare sullo schermo sentimenti e passioni, raccontando la complessità dell’essere umano. E si è legato nel tempo ai suoi attori prediletti lanciandone la carriera: Antonio Banderas, Rossy de Palma, Cecilia Roth, Penelope Cruz. La sua esplorazione sempre più intima l’ha condotto, negli ultimi anni, a cercare dentro sé stesso radici e senso della vita con un cinema autobiografico di lacerante verità (Dolor y Gloria, La stanza accanto).
La potenza narrativa di Almodóvar ha prima divertito il pubblico e poi conquistato la critica, facendo di lui il cineasta spagnolo di maggior successo al botteghino e il più premiato di sempre: due Oscar (per Tutto su mia madre, miglior film straniero e Parla con lei, miglior sceneggiatura originale), due Golden Globe, due Leoni d’oro alla Mostra di Venezia (uno alla carriera e uno per il film La stanza accanto) più un’infinità di premi nazionali: dal Goya spagnolo al Bafta britannico, dal César francese ai nostri David di Donatello. Difficile invece il rapporto con Cannes, dove Almodòvar ha raccolto applausi e premi vari (la regìa di Tutto su mia madre, la sceneggiatura di Volver) ma ha sempre inseguito invano la Palma d’oro.
Si spiega così la sua ennesima avventura sulla Croisette, a maggio, per presentare Amarga Navidad (Natale amaro), il suo nuovo film adesso nelle sale.
«C’è molta finzione, ma nessuna invenzione. Sono assolutamente presente e totalmente fittizio», osserva Almodóvar a proposito di Raùl, il protagonista e suo alter ego magistralmente interpretato da Leonardo Sbaraglia. «In effetti, se dovessi fare un film soltanto su di me sarebbe molto noioso. La finzione è artisticamente sempre necessaria. Ma questo è anche il film dove sono stato più impietoso verso me stesso».
Sullo schermo seguiamo Elsa, regista di spot pubblicitari di successo che, dopo la morte della madre, si dedica sempre più al lavoro sperando di esorcizzare il lutto. Tormentata da ricorrenti emicranie, a un certo punto decide di prendersi una pausa dal lavoro e di concedersi una breve vacanza decembrina sull’isola di Lanzarote con l’amica Patricia. In realtà, inconsciamente, vuole allontanarsi dal fidanzato, con cui è in crisi e che è rimasto a Madrid…

Il seguito sulla rivista.

di Maurizio Turrioni

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