In tv sbarca il miglior Gassmann

Nella serie televisiva Guerrieri-La regola dell’equilibrio, Alessandro Gassmann interpreta l’avvocato Guido Guerrieri con l’espressività e la bravura che aveva già avuto modo di dimostrare sul grande schermo.
Finalmente. Dopo quarant’anni di sudata carriera in cui, prima di tutto, ha dovuto affrancarsi dall’immagine del padre Vittorio, vero mostro sacro della recitazione, Alessandro Gassmann ha azzeccato il personaggio che buca il piccolo schermo. Senza dubbio perché l’avvocato Guido Guerrieri nasce dalla penna di Gianrico Carofiglio, tra i migliori scrittori della nuova generazione. Ma anche perché, calandosi nei panni di questo brillante avvocato di Bari, tanto capace nelle aule di tribunale quanto fragile e complesso nella vita privata, ha potuto sperimentare una sorta di simbiosi. Un’acuta intelligenza e una profonda sensibilità non mettono, infatti, al riparo da errori, da vulnerabilità personali e da una sottile malinconia che tutto pervade. Sia nell’universo del personaggio sia nell’esistenza del suo interprete. Nell’avvocato Guido c’è molto dell’uomo Alessandro, tanto da far dire a Carofiglio che era «un ruolo scritto per lui». E Gassmann, sul set, ha risposto alla grande incarnando una serie di umane sfumature che a volte erano mancate nelle sue precedenti apparizioni in tv (I Cesaroni, Una grande famiglia, Un professore), inchiavardate su un’espressione monocorde di ombroso paternalismo. A eccezione, forse, dei Bastardi di Pizzofalcone, alle cui atmosfere poliziesche, infatti, la nuova serie si richiama. Andiamo in stampa proprio alla vigilia della messa in onda, su Rai1, dell’ultima puntata di Guerrieri-La regola dell’equilibrio, ma l’abbiamo fatto apposta per giudicare la serie e avere conferma delle buone impressioni. E sì, anche in tv si è finalmente vista quella sottigliezza espressiva e quella bravura che Gassmann figlio ci aveva già fatto apprezzare al cinema in film come Hamam-Il bagno turco di Ferzan Ozpetek, Caos calmo di Antonello Grimaldi (per cui ha vinto il David di Donatello), Il padre e lo straniero di Ricky Tognazzi, Il nome del figlio di Francesca Archibugi, Se Dio vuole di Edoardo Falcone.
«Sono da sempre un lettore appassionato di Carofiglio, ma mentre leggevo la saga di Guerrieri mai mi era balenata l’idea di dargli il mio volto», confida Gassmann. «Lo immaginavo un uomo in salute, certo, perché fa sport, va in bici e ama la boxe. Ma anche alquanto mimetico, uno che non si fa notare. Forse meno prestante rispetto a me. Ho usato perciò il mio corpo in modo da conferire al personaggio la riservatezza che lo porta a essere introverso. Specie nei rapporti con le donne».
Il seguito sulla rivista.
di Maurizio Turrioni


