Sulle tracce dei canti tradizionali

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La Quaresima può essere una buona occasione per visitare i borghi nel Sud della nostra penisola. Melodie popolari, salmi, orazioni cantate in coro valgono il viaggio.

Dai borghi nascosti della nostra Italia più bella ci giungono note in lontananza. Siamo nel periodo di Quaresima. Anzi, più precisamente nel tempo sospeso tra la Domenica delle Palme e il Venerdì Santo, durante il quale i cristiani si preparano all’evento più significativo per la loro fede, accingendosi a vegliare il Cristo morente sulla croce e poi a celebrarne la resurrezione.
Ascoltiamo note quasi di contrabbando. Note corsare, direbbe Fabrizio De André. Note che arrivano a noi – ma solo a chi riesce ad apprezzare le numerosissime sfumature dialettali e di intonazione – da echi lontani e da vari idiomi lessicali.
Sono i canti popolari quaresimali delle zone rurali del nostro Paese. È facile trovarli curiosando nei luoghi più autentici, soprattutto nell’Appennino centrale e nel Meridione, anche perché la tradizione è tuttora, per fortuna, ampiamente diffusa. Un repertorio di grande intensità evocativa, affidato perlopiù alle voci delle donne più anziane – ultimamente sta riscuotendo un notevole successo anche tra i giovani –, che descrive in maniera semplice e allo stesso tempo coinvolgente gli episodi salienti del Vangelo. Un misto di lingue locali: l’italiano, il dialetto, il latino. Una litania ancestrale di voci che si susseguono, si incalzano, si danno il cambio, duettano alla soglia del tono minore e maggiore, arrancano, si fermano, lasciano spazio alla processione, ripartono. Sembrano, a volte, stonare. Ma non è così. Hanno il cuore in mano: è questa la chiave per capire i canti della Quaresima e della Passione. Alcuni traggono spunto da narrazioni popolari legate a personaggi evangelici, altri da forme di drammaturgia liturgica medievale, altri ancora dai Vangeli apocrifi. L’importante è cantare.
A Cassano allo Ionio, in Calabria, il canto della Passione, il commovente Ohi Jesu, è una litania cantata dalle donne che accompagna la processione dei Misteri. Quest’ultima culmina nella cattedrale, dove i fedeli si uniscono nel dolore per la morte di Cristo, accompagnati dai suoni di buccine e tamburi. Un canto che inizia alla mattina e finisce nel tardo pomeriggio, seguendo la sofferenza di Maria a ogni passo.
Ed è proprio nel dialogo che Maria intesse, nei giorni della Passione, con suo figlio Gesù oppure con Giovanni che avviene il miracolo dei canti tradizionali che, al di là di regole e precetti, restituiscono alla Chiesa l’anima del popolo.

Il seguito sulla rivista.

di Gianni Di Santo

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