Attacco alla giustizia

Come spiega il libro Caos, scritto da Marcello Flores e da Emanuela Fronza, la Corte penale internazionale deve restare
un baluardo. In difesa di leggi e valori, contro ogni sovranismo.
Mentre la guerra pare essere la soluzione a ogni disputa e i conflitti in Ucraina e Palestina continuano a scuotere le coscienze, il diritto internazionale annaspa, stretto tra l’impotenza delle istituzioni e la realpolitik degli Stati. La riflessione sui complessi tempi che stiamo attraversando non può che essere affrontata con sguardo acuto e approccio multidisciplinare. È partendo da questa convinzione che il noto storico Marcello Flores ha elaborato, insieme alla penalista Emanuela Fronza, Caos. La giustizia internazionale sotto attacco. Il saggio, uscito pochi mesi fa per i tipi di Laterza, in poco più di 150 pagine realizza un’appassionata difesa di una conquista di civiltà che rischia di essere smantellata proprio quando ce ne sarebbe più bisogno.
Anzitutto gli autori tracciano la parabola della giustizia penale dai processi di Norimberga e Tokyo – considerati, nonostante i nobili obiettivi, una “giustizia dei vincitori” – ai tribunali ad hoc per i genocidi commessi in ex-Jugoslavia e Ruanda. Poi introducono il punto cruciale, cioè la nascita della Corte penale internazionale: con lo Statuto di Roma del 1° luglio 2002, gli Stati decidono di sottrarre la punizione dei crimini più efferati all’arbitrio dei singoli Paesi, per affidarla a una corte permanente e indipendente. «La giustizia internazionale nasce come strumento per favorire la risoluzione pacifica dei conflitti e garantire la ricerca, l’arresto e la condanna dei responsabili di gravissimi crimini», spiega Fronza. Oggi, però, dopo solo una ventina d’anni, queste istituzioni sono sotto attacco, «i tribunali vengono delegittimati, non vi è cooperazione per giudicare e punire chi si macchia di illeciti efferati». Alcune nazioni, come Stati Uniti, Russia, Cina, Israele, non hanno mai aderito pienamente allo Statuto e ne ostacolano l’operato rivendicando una sovranità assoluta che non ammette giudici esterni.
Si tratta di un vero e proprio paradosso storico: proprio mentre la Corte dimostra la sua indipendenza mettendo sotto accusa leader attualmente in carica come Putin e Netanyahu, il sistema politico globale cerca di neutralizzarla.
Nel volume si affronta con lucidità anche il dibattito – ultimamente di grande attualità – sulla qualificazione dei crimini, con particolare riferimento alla condotta di Israele a Gaza. Flores e Fronza invitano a sottrarsi al «furore delle contrapposte ideologie» e illustrano come la definizione giuridica di genocidio sia tecnicamente complessa e distinta dalla dimensione storica ed emotiva della Shoah.
Il resto sulla rivista.
di Marta Perrini


