Tra coriandoli e stelle filanti

Venezia al nord, Viareggio al centro, Putignano al sud. Un viaggio lungo la penisola nei luoghi iconici del Carnevale. Tanti i temi di quest’anno: dalle Olimpiadi invernali alla musica, fino all’intelligenza artificiale.
Chissà che fine hanno fatto Arlecchino, Colombina, Balanzone, le maschere che tanto piacevano ai bambini e anche un po’ agli adulti. Retaggio di un passato dove lo scherzo, lo sberleffo, la dissacrazione erano il simbolo del sorriso, ma soprattutto del fatto che i ceti più umili potessero essere, almeno per un laicissimo giorno all’anno, almeno per un giovedì o martedì grasso, come i padroni. Una tradizione antichissima spesso usata da principi, re e imperatori per ammansire la plebe, regalandole una festa piena di divertimento. La maschera, quindi, come ribaltamento della scala sociale e dissacrazione del potere e dei poteri. Il Carnevale è, dunque, una celebrazione ricca di simbolismo, radicata in una cultura popolare poi confluita nella tradizione cristiana. Nei Paesi cattolici, si festeggia nel periodo che precede la Quaresima, tempo dei doveri e delle preghiere, dove tutto era (ora non più) proibito. Il riferimento è evidente anche nell’origine del termine, che risale all’espressione latina carnem levare, che significa «eliminare la carne», o carne vale, ovvero «addio alla carne».
Questa dimensione simbolica, nei secoli, ha trovato espressione anche in alcune figure teatrali. A partire dalla metà del Cinquecento presero piede, infatti, le maschere della Commedia dell’arte, che diedero vita a personaggi rimasti vivi nell’immaginario collettivo, come Pulcinella a Napoli, Gianduia a Torino, Brighella a Bergamo.
Oggi il Carnevale è anche, e soprattutto, una festa commerciale. Le città che ospitano i carri allegorici sono spesso inondate da una folla numerosa come quella di un grande concerto rock. E l’evento diventa un grande spettacolo di massa nel quale rifugiarsi non tanto rispetto all’imminente periodo quaresimale, ma rispetto ai tanti guai e alle tante guerre di cui il mondo soffre.
Nonostante ciò, il Carnevale è e può essere, ancora adesso, una sorta di abbraccio collettivo, dove l’allegria si mette in mostra.
Diamo allora uno sguardo alle tre manifestazioni più importanti del nostro Paese: Venezia, Viareggio e Putignano, nei pressi di Bari.
All’ombra di San Marco
Il Carnevale veneziano, in programma dal 31 gennaio al 17 febbraio 2026, giorno di martedì grasso, celebra l’anno olimpico con il tema Olympus – Alle origini del gioco / The origin of the game, che intreccia storia, arte e sport, in omaggio alla forza universale della sfida. Un argomento che rimanda alla mitologia e all’armonia del corpo e della mente, ma anche alla Venezia dei secoli passati, dove il Carnevale era un grande palcoscenico di competizioni, spettacoli acrobatici e prove di abilità collettiva, che anticipavano lo spirito delle moderne Olimpiadi. L’attuale edizione sarà, dunque, un omaggio all’Italia che accoglie i Giochi invernali di Milano Cortina, un ponte simbolico tra la laguna e le montagne.
Così il capoluogo veneto celebrerà i valori che uniscono i popoli: lealtà, passione, coraggio e inclusione. Per tutta la durata della manifestazione, il Venice Carnival Street Show animerà calli e piazze di Venezia e dintorni, portando la festa in ogni angolo: da Dese a Chirignago, da Pellestrina al Lido, da Marghera a Burano, da Campalto a Mestre, fino a Zelarino. Torneranno le sfilate dei famosi carri che coloreranno centro storico e terraferma.
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di Gianni Di Santo


