Il futuro ha bisogno di speranza

Tempi sempre più bui. Lo vediamo ogni giorno. Abbiamo cominciato l’anno con le morti di Crans Montana, in Svizzera. Una strage di ragazzini che tutti abbiamo pianto. Con l’indice puntato sui gestori del locale. In realtà un indice che dovrebbe riguardare l’intero sistema che stiamo costruendo. Attento agli interessi personali e al guadagno economico. E non importa se il prezzo sia quello della vita degli altri. Un prezzo pagato direttamente, come nel caso dell’incendio, ma anche indirettamente quando l’evasione fiscale fa venire meno i fondi per il Servizio sanitario nazionale, per le scuole, per il welfare. Quando la massimizzazione del profitto spinge allo sfruttamento, quando una società competitiva toglie spazio ai più lenti, quando non ci sono più regole che limitano gli “appetiti” dei più forti. Nel piccolo come nel grande assistiamo alla perdita dei valori. Tanto più declamati e invocati per procacciarsi voti quanto disattesi nella prassi comune. E così, ce lo dice anche la fotografia dell’Italia disegnata dal Censis, cominciamo a essere sempre più ripiegati verso noi stessi. Incapaci di futuro. Invecchiamo, nell’anagrafe e nei sogni, spingiamo i nostri giovani lontano più con il nostro pessimismo che con la realtà dei fatti.
Il seuito sulla rivista.
di Annachiara Valle


