Quando la memoria è un grido di pace

Foto Alessandro Ravasio

Ci sono luoghi che ci ricordano, soprattutto in questo due novembre, l’insensatezza della guerra. Lo sapeva bene papa Francesco che, quasi ogni anno, in questa data, aveva deciso di visitare un cimitero militare. Croci e lapidi che ricordano quanto può essere feroce l’uomo contro il suo simile. E che dovrebbero spingere verso la pace. Per questo non è vano visitare, e far visitare, questi luoghi. Sostare in silenzio. Pensare a come porre rimedio anche alle morti di oggi.
Abbiamo scelto tre luoghi, tra le montagne del Veneto, dove la Grande Guerra ha lasciato ferite profonde, per riflettere insieme: il Sentiero del silenzio-Porta della memoria a Gallio, il Sacrario militare di Asiago e quello di Cima Grappa. Immerso nella quiete dell’Altopiano dei Sette Comuni, il Sentiero del silenzio è un suggestivo percorso ad anello, che parte nei pressi del rifugio Campomuletto e accompagna grandi e piccoli lungo una facile passeggiata tra boschi e radure che un tempo furono teatro di conflitto. Dieci installazioni artistiche, firmate da Diego Morlin, punteggiano il cammino invitando il visitatore a riflettere sul valore universale della pace. Qui, dove la natura ha riconquistato ciò che era stato distrutto, ogni opera parla silenziosamente di perdita, rinascita e speranza. Sempre ad Asiago, sul colle di Leiten, si erge il Sacrario, inaugurato nel 1938, che custodisce le spoglie di quasi 60 mila soldati, di cui 33 mila senza nome. Il ricordo di una generazione perduta è affidato alla sua struttura maestosa, progettata dall’architetto Orfeo Rosato, che sembra voler abbracciare non solo i caduti italiani, ma anche quelli austro-ungarici, i cui resti furono aggiunti anni dopo.

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di Lucilla Perrini

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