Padri di tutti i figli

Avrei voluto scrivere qui qualcosa di leggero, tipo la ripresa dell’anno scolastico; le imprese dei nostri giovani campioni sportivi, anche se non tutti di origine italiana secondo i canoni tradizionali; oppure, meglio, i ragazzi che ad agosto hanno ravvivato Roma con il loro Giubileo di festa e di preghiera. Ma non ce l’ho fatta: troppe storie negative di bambini e adolescenti hanno segnato i mesi estivi sulle pagine dei giornali e nei servizi tv. Sembrava che – con diverse modalità e dinamiche – i minorenni fossero cercati appositamente per testimoniare il disagio della loro generazione e, soprattutto, quello dei loro genitori, ritenuti incapaci di educare adeguatamente. Un ritornello, un tormentone, come si dice in questi tempi, con ritmi assodati. Ci sono state le storie di chi finge di gettarsi sotto le auto e resta infortunato; le storie di vittime giovanissime di incidenti stradali; le storie di bullismo, di arroganza di minori a danno di altri coetanei, a volte disabili. E ci sono state, tra le altre, le storie dei bambini rom – di cui spesso si nega persino l’esistenza – che guidano un’auto scriteriatamente e travolgono e uccidono una povera signora sul marciapiede a Milano. Poi ci sono state le storie delle centinaia di bambini che nelle martoriate terre di Ucraina e soprattutto di Gaza continuano a morire di armi e di fame. E io, padre? Io non c’entro, mi tiro fuori, assisto e, tutt’al più, mi commuovo e prego o digiuno? Sì, ma non basta, non mi posso assolvere. È vero che non ci possiamo far carico di tutti i dolori del mondo: sarebbe personalmente insostenibile e alla fine devastante.
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di Vittorio Sammarco


