Meglio buonisti che cattivisti

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Non si discute più. Ormai basta bollare qualcuno come «buonista» per far sì che quello che dice non venga preso in considerazione. Non importa quanto siano validi i ragionamenti, quanto cerchino di aprire le menti e il cuore. Chi parla di accoglienza, chi cerca di capire le ragioni del disagio che portano a delinquere o i meccanismi che generano esclusione sociale, chi parla a voce bassa e cerca solo armonia è preso di mira dai bulli. Che siano esponenti politici o ragazzi di scuola, vicini di casa o partecipanti a dibattiti televisivi, che stiano commentando post sui social o facendo chiacchiere in un bar, i «cattivisti» cercano di buttare tutto in rissa. Di far scomparire le sfumature, di creare bersagli per il loro odio. Di solito sono i migranti, tema sempre buono per distogliere l’attenzione dai problemi veri. Un tempo la bontà si insegnava sui banchi di scuola. Si proponevano letture edificanti, si chiedeva agli alunni di trovare la morale nelle fiabe che si raccontavano per spingere a gesti altruistici e a pensieri nobili.

Il seguito sulla rivista.

di Annachiara Valle

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