Ultimo ciak per Lady Cora

Dalla dolcezza in Downton Abbey alla grinta post-apocalittica di War of the Worlds, Elizabeth McGovern si racconta: la fine della saga, il peso dei ruoli femminili e l’arte gentile di restare sé stessi.
Bella, raffinata, elegantissima. Sempre. Così a suo agio nei panni della contessa Cora, una dei protagonisti della saga cinematografica Downton Abbey, che molti credono sia inglese. Invece, Elizabeth McGovern è un’americana dell’Illinois cresciuta in California, prima a Los Angeles e poi a San Francisco, dove ha compiuto gli studi di teatro. Anche se è vero che deve la fama internazionale soprattutto a registi e a produzioni europee. Vive stabilmente a Chiswick, distretto di Londra, con il marito, il regista Simon Curtis, e le loro figlie ormai trentenni, Matilda e Grace. Insomma, una californiana molto british.
«Lo ammetto, a questo punto mi sento quasi più inglese che americana. E non solo perché Londra è la città dove ho vissuto di più», sorride Elizabeth, 64 anni, i capelli corvini striati d’argento, carnagione diafana, occhi così celesti da sembrare uno squarcio di cielo. «Eppure, ancora non mi sono abituata al fatto che gli inglesi spesso dicono il contrario di ciò che intendono, ma poi si aspettano che tu capisca».
Il debutto sul set nel 1980 diretta da Robert Redford in Gente comune. Subito dopo Ragtime di Milos Forman. Quindi il film che le avrebbe regalato la fama: Sergio Leone la sceglie per C’era una volta in America. Nel kolossal intriso di nostalgia, violenza e romanticismo ha il ruolo di Deborah, la donna amata invano dal gangster Noodles (Robert De Niro) fin da quando erano ragazzini. A interpretare lei da bambina è l’esordiente Jennifer Connelly: stessi occhi, stessa briosa femminilità, l’incipit di una carriera che sarebbe arrivata all’Oscar. Lei si è fermata alla soglia delle nomination, ma non nutre rimpianti. Anzi. «Di quel set ho bellissimi ricordi. Avevo 22 anni ed era la mia prima volta in Italia», rievoca con lo sguardo un po’ perso. «Appena messo piede a Roma, mi sono sentita subito più rilassata. Dopo una giornata di lavoro, mi capitava di ubriacarmi la sera con la sambuca ai chicchi di caffè. Era un’estate caldissima, l’Italia era così esotica e sexy, magica».
Da allora ha girato 35 pellicole, intervallate da una fortunata carriera in tv, culminata nei 52 episodi della serie Downton Abbey. Successo mondiale dalle cui costole sono nati tre film per il grande schermo: il primo sequel datato 2019, il secondo nel 2022 e adesso Downton Abbey: Il gran finale (nelle sale a partire dall’11 settembre). La storia di Robert Crawley, conte di Grantham, e del suo casato è ormai arrivata agli Anni Trenta, epoca in cui la società inglese è scossa da profondi cambiamenti che hanno inevitabili riflessi sia sui membri della nobile famiglia che sulle dinamiche tra la servitù.
Il seguito sulla rivista.
di Maurizio Turrioni


