Se le guerre andassero in ferie

Non si contano più le guerre, piccole e grandi, che dilaniano il nostro Pianeta. In questa estate rovente – e non solo per il caldo torrido – le armi continuano a sparare, la gente a morire, le industrie belliche ad arricchirsi. Sembra tramontata la stagione in cui, alla corsa agli armamenti, si cercava di sostituire una politica di disarmo globale, di denuclearizzazione, di incentivazione del multilateralismo come strumento per risolvere le controversie internazionali prima che fosse troppo tardi. Certo, non tutto funzionava e conflitti, anche sanguinosi, ci sono stati. Ma la strada sembrava tracciata verso la direzione, per dirla con le parole di don Tonino Bello, del «Se vuoi la pace, prepara la pace». Il contrario di quel «Si vis pacem para bellum» rispolverato anche dal nostro Governo per andare incontro ai desiderata di Trump sull’aumento delle spese militari.
Non che non ci si debba difendere, sia chiaro. Ma se si tornasse al sogno europeo dei fondatori, in particolare di De Gasperi, che auspicavano una difesa comune, ciascuno Stato spenderebbe di meno delle cifre attuali con una efficienza maggiore. Si rafforzerebbe l’Europa e il suo ruolo di possibile mediatrice. Di portatrice di pace e stabilità. Il contrario del progetto dei “bulli”, da Trump a Putin, fino a Netanyahu, che vorrebbero decidere tutto sulla base della legge del più forte.
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di Annachiara Valle


