In cammino sulle tracce di un santo

Il giovane Pier Giorgio Frassati verrà canonizzato il 7 settembre. Nell’attesa, si possono percorrere a piedi i 22 sentieri a lui dedicati. Un’occasione per coniugare storia, natura, spiritualità.
«Montagne, montagne, montagne, io vi amo». È una bella dichiarazione d’amore per i nostri monti, in particolare per quelli che si trovano tra Valle d’Aosta e Piemonte. Parole che, però, celano qualcos’altro. Infatti, queste parole, così semplici, profonde, dall’afflato spirituale, sono di Pier Giorgio Frassati (1901-1925), il giovane torinese beatificato nel 1990 che, per decisione di papa Leone che lo ha designato anche patrono degli sportivi, sarà canonizzato il prossimo 7 settembre. La “breve” storia di Pier Giorgio Frassati ci dà l’opportunità di conoscere un giovane santo, ma anche un giovane “normale”, pieno di spirito di iniziativa, che ha avuto una vita corta, ma intensa, piena di amore verso il Dio dei poveri e di coloro che lo cercano. Una vita che lo ha visto camminare verso l’Alto, cioè in montagna. Socio del Club alpino Italiano (Cai), amava le vette e le sentiva come una cosa grande, un mezzo di elevazione dello spirito, una palestra dove si tempra l’anima e il corpo. Percorrendo cime e valli, Frassati ha sempre palesato la quotidiana ricerca di Dio: «Ogni giorno m’innamoro sempre più delle montagne», scriveva a un amico, «e vorrei, se i miei studi me lo permettessero, passare intere giornate sui monti a contemplare in quell’aria pura la Grandezza del Creatore». Montagna come sinonimo di amicizia, solidarietà, cammino in cordata e quindi comunione, fraternità. Ancora Pier Giorgio diceva: «Sempre desidero scalare i monti, guadagnare le punte più ardite; provare quella gioia pura, che solo in montagna si ha».
Ma facciamo un passo indietro. Frassati nasce a Torino il 6 aprile del 1901 da genitori biellesi. Il padre Alfredo è fondatore e direttore del quotidiano La Stampa, senatore nel 1913 e ambasciatore a Berlino nel 1921-1922. La madre Adelaide è un’affermata pittrice. Con la sorella Luciana, di un anno minore, Pier Giorgio frequenta il liceo classico e consegue la maturità all’Istituto sociale dei padri Gesuiti. Nel 1918 s’iscrive al Regio Politecnico di Torino al corso di Ingegneria con specializzazione mineraria, per dedicarsi «a Cristo tra i minatori». Ma subito decide di dedicarsi alla devozione mariana e alla preghiera. Partecipa a numerose associazioni, tra cui Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), Azione cattolica, Giovane Montagna, ma è soprattutto nella Conferenza di San Vincenzo che trova spazio la sua vicinanza all’altro: si prodiga nell’aiuto ai bisognosi, ai malati, agli infelici. Nel 1922 entra nel Terz’ordine domenicano assumendo il nome di fra’ Gerolamo in ricordo di Savonarola. Due mesi prima della laurea, a soli 24 anni, viene stroncato da una poliomielite fulminante. Muore il 4 luglio del 1925. La sua tomba diviene subito meta di pellegrinaggi. Le sue spoglie riposano ora nel duomo di Torino. Il 20 maggio del 1990 Giovanni Paolo II proclama beato quel giovane che nel 1980 aveva chiamato «un alpinista tremendo» e che nel 1984 aveva indicato come modello per gli sportivi del mondo intero. Il 26 aprile del 2024, durante la preghiera alla 18ª Assemblea nazionale dell’Azione cattolica, il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero delle Cause dei santi, annuncia la sua canonizzazione.
Una vita breve, che ha però influenzato positivamente giovani impegnati in parrocchia, alpinisti, camminatori, girovaghi dello spirito.
All’indomani della beatificazione, all’interno del Cai – a cominciare dalla sezione di Salerno e poi dal Gruppo regionale della Campania – si pensa di dedicargli un sentiero in ogni regione, piuttosto che la cima di un monte. Con il motto «Per incontrare Dio nel Creato», tra il 1996 e il 2012 il Club alpino, in collaborazione con altre associazioni, ha così intitolato a Pier Giorgio Frassati 22 itinerari di interesse naturalistico, storico, religioso, compreso il sentiero Frassati dell’Italia.
Il seguito sulla rivista.
di Gianni Di Santo


