A Nicea il primo concilio

Durante il Giubileo ricorrono i 1700 anni dall’evento ecclesiale convocato dall’imperatore Costantino, durante il quale si discusse di consustanzialità, redazione del Credo, datazione della Pasqua.
«Durante il prossimo Giubileo si celebrerà una ricorrenza molto significativa per tutti i cristiani. Si compiranno, infatti, 1700 anni dalla celebrazione del primo grande Concilio ecumenico, quello di Nicea», scrive papa Francesco nella bolla di indizione dell’anno santo, Spes non confundit. «È bene ricordare che, fin dai tempi apostolici, i pastori si riunirono in varie occasioni in assemblee allo scopo di trattare tematiche dottrinali e questioni disciplinari. Nei primi secoli della fede i Sinodi si moltiplicarono sia nell’Oriente sia nell’Occidente cristiano, mostrando quanto fosse importante custodire l’unità del popolo di Dio e l’annuncio fedele del Vangelo». L’auspicio del Pontefice emerge con chiarezza: «L’anno giubilare potrà essere un’opportunità importante per dare concretezza a questa forma sinodale, che la comunità cristiana avverte oggi come espressione sempre più necessaria per corrispondere meglio all’urgenza dell’evangelizzazione: tutti i battezzati, ognuno con il proprio carisma e ministero, sono corresponsabili affinché molteplici segni di speranza testimonino la presenza di Dio nel mondo».
La divinità di Gesù e il Credo
Ma perché è così importante ricordare un evento ecclesiale avvenuto ben diciassette secoli fa? Come ha spiegato Francesco, «il Concilio di Nicea ebbe il compito di preservare l’unità, seriamente minacciata dalla negazione della divinità di Gesù Cristo e della sua uguaglianza con il Padre. Erano presenti circa trecento vescovi, che si riunirono nel palazzo imperiale convocati dall’imperatore Costantino il 20 maggio 325. Dopo vari dibattimenti, tutti, con la grazia dello Spirito, si riconobbero nel Credo che ancora oggi professiamo nella celebrazione eucaristica domenicale. I padri conciliari vollero utilizzare per la prima volta l’espressione “Noi crediamo”, a testimonianza che in quel “noi” tutte le Chiese si ritrovavano in comunione e tutti i cristiani professavano la medesima fede».
Bergoglio ha aggiunto che «questo Credo è una professione di fede comune, che va oltre a tutte le divisioni che nel corso dei secoli hanno ferito il Corpo di Cristo. L’anniversario del Concilio di Nicea rappresenta dunque un anno di grazia, ma rappresenta anche una opportunità per tutti i cristiani che recitano lo stesso Credo e credono nello stesso Dio: riscopriamo le radici comuni della fede, custodiamo l’unità. Quell’unità che tutti noi vogliamo trovare, che accada. Non vi viene in mente ciò che diceva un grande teologo ortodosso, Ioannis Zizioulas? “Io so quando sarà la data dell’unità piena: il giorno dopo il giudizio finale”. Ma nel frattempo dobbiamo camminare insieme, lavorare insieme, pregare insieme, amarci insieme».
La data della Pasqua
Francesco non ha mancato di sottolineare l’attualità della ricorrenza: «Al Concilio di Nicea si discusse anche della datazione della Pasqua. A tale riguardo, vi sono ancora oggi posizioni differenti, che impediscono di celebrare nello stesso giorno l’avvenimento fondante della fede. Per una provvidenziale circostanza, ciò avverrà proprio nell’anno 2025. Possa essere questo un appello per tutti i cristiani d’Oriente e d’Occidente a compiere un passo deciso verso l’unità intorno a una data comune. Molti non hanno più cognizione delle diatribe del passato e non comprendono come possano sussistere divisioni su tale argomento». Il Papa lo ha ribadito anche in seguito: «Provvidenzialmente, quest’anno, la Pasqua sarà celebrata nello stesso giorno nei calendari gregoriano e giuliano, proprio durante questo anniversario ecumenico. Rinnovo il mio appello affinché tale coincidenza serva da richiamo a tutti i cristiani a compiere un passo decisivo verso l’unità».
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di Francesco Antonio Grana


