Il piccolo miracolo di Flavio Insinna

Foto AGF

Il conduttore è riuscito a fidelizzare il pubblico, facendolo appassionare a Famiglie d’Italia, il game-show in onda nei giorni feriali su La7. Nel programma sono protagoniste due famiglie, che devono indovinare le risposte date dagli italiani a sondaggi sulla vita quotidiana.

Qualche settimana fa, in occasione della centesima puntata, la produzione di Famiglie d’Italia (il game-show in onda tutti i giorni feriali su La7) ha festeggiato Flavio Insinna facendo entrare in studio una grande torta. Cosa non prevista, che ha sorpreso il conduttore fin alla commozione per un gesto che lasciava ben intendere quanto fosse ardua la sfida: fidelizzare una fetta del pubblico preserale (abituato da anni a giochi come L’eredità su Rai 1 e Avanti un altro! su Canale 5) facendola affezionare a uno spettacolo (tratto dal format americano Family Feud) in passato poco fortunato da noi. Lineare il meccanismo: due nuclei familiari, composti ciascuno da cinque persone, devono indovinare le risposte più popolari date dagli italiani a sondaggi su temi legati alla vita quotidiana. Sarà perché oggi gli spettatori sono più abituati a ragionare in termini di percentuali, ma soprattutto per il calore familiare creatosi in studio giorno dopo giorno, Insinna è riuscito là dove non erano arrivati, su Canale 5, né Claudio Lippi (seconda metà degli anni Ottanta) né Mike Bongiorno (nella stagione 1992-1993).
«Alla vigilia di questa nuova avventura, un po’ di paura c’era», confida Insinna, romano, 59 anni, di cui una trentina vissuti davanti alle telecamere Rai sia come conduttore (prima di Affari tuoi e poi, dopo l’improvvisa morte di Fabrizio Frizzi, di L’eredità) sia come attore (è stato a lungo il capitano dei carabinieri spalla di Terence Hill in Don Matteo, nonché protagonista di fiction biografiche come Don Bosco e La buona battaglia: Don Pietro Pappagallo). «Provo riconoscenza per l’azienda di viale Mazzini, dove entrai a lavorare che ero un ragazzino. E ho ringraziato per le offerte fattemi ma, alla mia età, non c’è fretta di lavorare. Posso dire di no se penso che una trasmissione non sia adatta a me. Mi sono ritrovato, invece, in questo progetto, ben sapendo che è impensabile fare gli stessi ascolti della Rai. Nessuna ansia per i numeri perciò, piuttosto impegno comune e gioco di squadra. Ce l’abbiamo messa tutta. La tv sarà morta quando anche mia zia, invece di dirmi se un programma le è piaciuto, mi chiederà quanto ha fatto».
Il segreto di questo successo che sa di piccolo miracolo? «Fare quello che mi fa stare bene senza considerarlo un lavoro. Qui ci stiamo divertendo tutti ed è per questo che si diverte anche chi sta a casa», dice Flavio, convinto. «Scherzando, offriamo uno spaccato dell’Italia senza sconfinare nella tv del dolore. Noi siamo per aggiungere un posto a tavola. Perché famiglia è dove ti rispetti, ti piaci e non ti meni. Questo programma accoglie tutte le famiglie: allargate, fluide, colorate, tradizionali. L’importante è che siano legate dall’affetto. Mi piace pensare che, in mezzo a tanti discorsi di guerra, qui si venga in pace per giocare insieme, ridere e scherzare».

Il seguito sulla rivista.

di Maurizio Turrioni

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