Mussolini diventa una fiction

M-Il figlio del secolo, serie in otto episodi trasmessa da Sky e Now, ispirata all’omonimo best seller dello scrittore Antonio Scurati, mostra un Duce che si rivolge direttamente allo spettatore, ironizzando e sbeffeggiando. Più una farsa che una tragedia.
Scioccante il primo impatto, un mix di attrazione e repulsione. Perché il protagonista, Benito Mussolini, risulta quasi simpatico. E solo dopo rivela la sua tragica natura. Ma è proprio su questo che puntano gli autori di M-Il figlio del secolo, serie in otto episodi trasmessa da Sky e Now, ispirata all’omonimo best seller di Antonio Scurati (premio Strega 2019). Abbiamo visto tutte le puntate per soppesare il tono a metà tra commedia e dramma che attraversa il racconto: dal 1919, anno di fondazione dei fasci di combattimento, al discorso in Parlamento del gennaio 1925, in cui il duce si assume la responsabilità del delitto di Giacomo Matteotti (inizio, di fatto, della dittatura fascista). In mezzo, un turbinio di eventi e di figure chiave: dal rivale Gabriele D’Annunzio al re “piccolo” Vittorio Emanuele III, dalla moglie contadina Rachele Guidi all’amante intellettuale Margherita Sarfatti. Una versione distante dal rigore del testo dello scrittore di origini napoletane, eppure capace di restituirne lo spirito, più farsa che tragedia. Un gioiello. Gli abbonati Sky possono ripescarlo. Gli altri si rivolgano ad amici.
Dopo tante versioni al cinema del Duce (su tutte Mussolini ultimo atto di Carlo Lizzani con Rod Steiger nei panni del protagonista e Lisa Gastoni in quelli di Claretta Petacci), era giusto dubitare. Invece, questa serie firmata dal regista inglese Joe Wright, ma italianissima per quanto riguarda la produzione, spariglia le carte mostrando Mussolini (impersonato da Luca Marinelli) che parla verso la cinepresa, che si rivolge direttamente allo spettatore confessando cose che altri personaggi non possono sentire, ironizzando e sbeffeggiando. Una personalità istrionica. «Ricorda ciò che fa Frank Underwood, il personaggio di Kevin Spacey, in House of Cards», ammette lo sceneggiatore Stefano Bises (quello di serie come Gomorra, The new Pope, Esterno notte), autore degli episodi assieme a Davide Serino. «Il primo Mussolini oscillava tra il pensiero e la sua manifestazione, parlava una doppia lingua, senza dire mai la verità. L’espediente di farlo parlare direttamente in camera è servito a raccontarlo. Certo, il rapporto dello sceneggiatore con l’autore di un romanzo da adattare non è mai semplice. Tanto più se quella roba la stravolgi come abbiamo fatto noi. Comprensibile che Scurati sia rimasto spiazzato. Alla fine, però, ha capito».
Un tipo di scrittura non semplice, insolito per la nostra tv, che giunge alla condanna dei personaggi attraverso una sorta di familiarità. D’altra parte, con un protagonista così negativo, bisognava pur fare qualcosa. «La grande idea di Scurati è stata raccontare il fascismo dal punto di vista di Mussolini, pur se in modo documentato», spiega Bises. «Dal romanzo emerge un uomo con talenti, acume e forte volontà. Ma anche pieno di difetti tipicamente italiani: opportunismo, trasformismo, vigliaccheria. Un personaggio in linea con la tradizione della commedia all’italiana. È il registro che abbiamo scelto anche se la commedia si fa via via più nera, fino a sfociare in tragedia».
Il seguito sulla rivista.
di Maurizio Turrioni


