Amadeus porta La Corrida sul Nove

AGF

In prima serata, ogni mercoledì, lo storico programma portato in tv da Corrado nel 1986, dopo anni di trionfi radiofonici. Amadeus è già conduttore di Chissà chi è, copia dei Soliti Ignoti, in onda dal lunedì al sabato in fascia preserale.

Non è che sia andato via sbattendo la porta. Un certo malumore verbale lascia, però, intendere che qualcosa non gli è andato giù. «Quando abbiamo registrato l’ultima puntata di Affari tuoi, non si è fatto vivo nessuno dalla Rai», sospira Amadeus, 62 anni. «Non nego che mi sia dispiaciuto. Ho rilanciato il format pescandolo dalla naftalina e un grazie avrei proprio voluto sentirlo. Al di là del sottoscritto, che ha le spalle larghe, mi è spiaciuto per la squadra di lavoro». Il programma adesso è stato affidato, con successo, a Stefano De Martino. Inevitabile, a questo punto, la stoccata: «Io non guardo mai i programmi che ho già condotto. Sarebbe come guardare cosa fa la tua ex con il nuovo fidanzato». Bel caratterino, non c’è che dire.
Dopo gli esordi radiofonici su radio Deejay (assieme a Fiorello, Jovanotti e Nicola Savino, dei quali è rimasto grande amico), da oltre trent’anni Amadeus è un mattatore del piccolo schermo, prima come intrattenitore nei programmi musicali e giovanili di Mediaset, poi come conduttore di punta di Rai 1: oltre ad aver resuscitato Affari tuoi, è stato per sei stagioni al timone del preserale Soliti Ignoti e per sette volte direttore artistico e presentatore del Festival di Sanremo (di cui le ultime cinque consecutivamente, battendo ogni record di ascolto e di gradimento e piazzandosi nella serie storica dietro a Pippo Baudo e Mike Bongiorno). Amadeus è ormai uno dei volti più noti della tv. Una delle colonne (come Carlo Conti, Milly Carlucci, Mara Venier) che hanno tenuto in piedi la baracca contribuendo a mantenere alto il vessillo della Rai in un’epoca difficile, in cui il duopolio con Mediaset è solo un lontano ricordo. Oggi la platea televisiva è così frammentata tra reti generaliste, canali tematici e piattaforme in streaming che se uno show arriva a raccogliere tre o quattro milioni di spettatori si grida al successo (mentre ai tempi d’oro del Fantastico di Pippo Baudo, tanto per dirne una, il capostruttura chiamava la ciurma a rapporto alla domenica se l’ascolto della puntata andata in onda il sabato sera era scivolato sotto la soglia dei 10 milioni). Ecco, in un periodo così complesso per chi di mestiere fa televisione, la fedeltà stakanovista di Amadeus è stata un punto di forza per Rai 1. Poi, al culmine del successo, il cambio di strategia della rete (sotto l’impulso del governo Meloni), le spese da tagliare e mettiamoci pure la voglia di nuove sfide di Amadeus. Tanti fattori che hanno portato alla separazione consensuale. Ai dirigenti del Nove, canale tv in chiaro di proprietà della Warner Bros, non è parso vero di potersi accaparrare un altro big, dopo aver convinto al trasloco Fabio Fazio. Per Amadeus, un lauto contratto. Tutto bene, allora? «Guardi, economicamente la Rai e Discovery mi hanno fatto proposte uguali, per cifra e durata. Dal punto di vista affettivo, però, qualcosa è venuto a mancare», spiega Amadeus.

Il seguito sulla rivista.

di Maurizio Turrioni

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