La lezione del bosco

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Girovagando tra Veneto, Trentino e Lombardia, i segni della tempesta Vaia del 2018 sono ancora evidenti: è stata una calamità naturale rilevante, di cui forse solo adesso riusciamo a valutare appieno le conseguenze. Si sono verificati venti di grado 12 a oltre 200 chilometri all’ora, tipici degli uragani tropicali. In tre giorni sono caduti – a seconda delle zone – tra i 700 e gli 870 millimetri di pioggia, che hanno provocato l’abbattimento di 14 milioni di alberi e la conseguente compromissione della stabilità del terreno, il quale, senza arbusti, è più soggetto a dissesti idrogeologici. Con l’abbandono di grandi quantità di alberi schiantati ancora umidi ha proliferato il bostrico, un piccolo coleottero presente negli abeti rossi dell’arco alpino, che negli ultimi anni da endemico è diventato epidemico.
Quando tutto va bene, il parassita mantiene in salute le foreste, provvedendo con la sua attività a eliminare gli alberi in sofferenza. Allo stato epidemico diventa, però, aggressivo, attaccando anche le piante sane. In particolare, scava intricate gallerie sotto la corteccia, che provocano l’interruzione del flusso della linfa, portando gli abeti alla morte in breve tempo, con il caratteristico colore rosso-grigio delle chiome e il distacco della parte più superficiale del tronco. Quando ciò accade l’insetto è ormai volato altrove e l’albero è purtroppo già morto. Conviene comunque lasciarlo nel bosco per due motivi: funge da schermo alle radiazioni solari e al suo interno vivono ancora gli antagonisti naturali del bostrico, ovvero predatori (coleotteri e picchi), parassitoidi (vespe), funghi, insetti che si nutrono delle larve.
Inoltre, grazie alla capacità di comunicare le une con le altre, le piante colpite incentivano anche in quelle sane la produzione di resina e sostanze acide, nel tentativo di difendersi dal coleottero.

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di Marta Perrini

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