Lo sport che insegna il confronto alla pari

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«Approfittane, goditi il momento», mi scrive su Whatsapp un caro amico di gioventù al quale avevo appena riferito un abbraccio fra me e mio figlio dopo un oro italiano alle Olimpiadi di Parigi. Era il tono di chi, sportivissimo (tennis, corsa, calcio, nuoto, ciclismo, anche a più di sessant’anni), mi ricordava il bello di quel gesto, di quella occasionale condivisione. Lui, con il quale ho condiviso dai primi anni del liceo le avventure sportive più strampalate, ora vive il rammarico di avere figli (per carità, bravissimi per mille altre ragioni) per nulla appassionati di sport. Che vuoi fare, mio caro amico. Se per te (come mi hai scritto pochi secondi dopo) «le Olimpiadi sono il più bello spettacolo del mondo», non ti resta che condividerlo con i figli dei tuoi amici, che invece apprezzano anche il bronzo dell’Italia nel taekwondo, disciplina originale e mai vista in tv.
Proprio in questa occasione ho voluto rimarcare i valori che caratterizzano quegli istanti, al di là dei trionfi, del tifo e del medagliere. Valori che restano, se ben comunicati, anche in altri campi e campetti della vita: la fatica, lo sforzo, l’impegno di anni di duro lavoro; la concentrazione; la capacità di rialzarsi dopo un insuccesso; il rispetto per le regole e per gli avversari; l’emozione di sentirsi parte di una comunità; la fame di vittoria anche per chi ha già stravinto in altre competizioni (vogliamo parlare del tennis?); il senso di fare squadra che riconosce il merito anche a chi non ha dato il meglio, e così via.

Il seguito sulla rivista.

di Vittorio Sammarco

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