Addio a un cristiano libero

Ha guidato la diocesi di Brescia per sedici anni, dal 1983 al 1999, monsignor Bruno Foresti, che, a 99 anni, ci ha lasciato il 26 luglio scorso. Bergamasco, fu Paolo VI, al quale era molto legato, a nominarlo prima vescovo ausiliare di Modena e Nonantola, poi vescovo metropolita di Modena e abate di Nonantola. E Giovanni Paolo II a sceglierlo come vescovo di Brescia il 7 aprile 1983.

Racconta don Gabriele Filippini che «i bresciani si sono accorti dopo poco tempo che il carattere del loro vescovo – lunatico, controcorrente, impaziente – lungi dal farlo sentire lontano, lo rendeva vicino: la sua dimensione umana lo ha fatto percepire più simpatico, popolare. Ha tolto dall’immaginario religioso collettivo l’idea di un vescovo circondato da sacralità, per comunicare l’idea di un vescovo vicino, fratello, padre».

A Brescia, continua don Filippini, «monsignor Foresti continuò la recezione del Concilio e si inserì con rispetto nel cammino diocesano. Era un pastore che amava stare con il gregge, orientando, indicando mete, allarmando per i rischi». Come cristiano «era profondamente credente, limpido e coerente; ha curato una forte vita spirituale: sobrio, francescano, povero e umile. Non è mai fuggito dal sacrificio ed è stato capace di gesti di grande generosità, nascosti ai più. È stato un uomo libero. Libero di quella libertà che solo il Vangelo sa dare all’uomo».

La sua capacità di stare vicino alla gente si è manifestata fino alla fine: «Fino all’ultimo istante della sua esistenza è stato testimone dell’amore di Dio. Ogni persona  che parlava con lui si sentiva una perla preziosa», ha ricordato monsignor Gaetano Fontana, vicario generale della diocesi.

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