Così aiutiamo i profughi

In Moldavia gli operatori della Fondazione Regina Pacis accolgono chi è in fuga dalla guerra in Ucraina offrendo pasti e protezione.

Nel cortile della mensa Papa Francesco della Fondazione Regina Pacis, nel cuore della capitale moldava Chişinău, in tarda mattinata si formano due file distinte e ordinate.
Da un lato, ci sono le persone più povere e vulnerabili della Moldavia, in gran parte anziani, pensionati, donne. Persone già fragili, che si sono ulteriormente impoverite a causa della pandemia, della crisi energetica e ora della guerra a un passo da loro, oltre la frontiera. 
Dall’altro lato, intorno a mezzogiorno, cominciano pian piano a radunarsi i profughi ucraini. 
Due percorsi divisi, da quando è cominciata la guerra nella vicina Ucraina e la Moldavia ha iniziato ad accogliere chi fugge dal conflitto.
«La mensa è nata vent’anni fa», racconta don Cesare Lodeserto, vicario generale della diocesi di Chişinău e legale rappresentante della Fondazione Regina Pacis, impegnata da più di due decenni nel sostegno ai più poveri, agli emarginati, alle donne vittime di tratta, ai bambini di strada, ai carcerati. Ogni giorno dalle 9 alle 12 vengono distribuiti pasti alle persone del posto. «La gente ritira il pranzo e lo porta via. Vogliamo che le persone consumino il pranzo nelle proprie case, nel loro ambiente familiare», chiarisce il sacerdote. Alle 12 arrivano le famiglie ucraine, che si registrano e ricevono un pacco di viveri e beni di prima necessità. «Ogni famiglia può accedere alla distribuzione del pacco una volta a settimana. Ogni giorno, per sei giorni alla settimana, dal lunedì al sabato, arrivano 250 famiglie», spiega don Cesare.
Non è semplice gestire i due percorsi: molti poveri moldavi non vedono di buon occhio i profughi ucraini, considerati come degli “intrusi”. Anche per questo è importante mantenere le file separate, in orari differenti. 

Il seguito sulla rivista.

di Giulia Cerqueti

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