In una cartolina la cura di sé e dell’altro

Per divulgare il tema del riconoscimento reciproco, l’Asl di Biella ha ideato un progetto di mail art, che consiste nel creare piccole opere da spedire via posta. Un’idea che ha conquistato studenti di tutta Italia e artisti di tutto il mondo.

«Ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono» scrive José Saramago nel suo romanzo Cecità. «E forse un po’ ciechi lo eravamo diventati», racconta Vincenzo Alastra, professore del dipartimento di Culture, politica e società dell’Università di Torino e dell’Accademia Santa Giulia di Brescia, oltre che responsabile del servizio Formazione e sviluppo delle risorse umane dell’Asl di Biella. La crisi dovuta alla pandemia e alla guerra, però, ci costringe a «vedere, perché ci interpella tutti e dovrebbe indurci ad attuare, con reciprocità, azioni e comportamenti educativi e di cura».
Ma cosa intendiamo per cura? «La parola è polisemantica», spiega il docente, «io mi riferisco alla definizione greca epimèleia, che significa fioritura delle essenze che ognuno ha in sé. È un concetto ontologico, ha a che fare con ciò che siamo davvero: ognuno di noi costruisce la propria umanità nella misura in cui si occupa di approfondire per sé e per chi gli sta vicino il tema della cura. Avere a cuore noi e l’altro è fondamentale per crescere compiutamente».
Praticare l’arte della cura, precisa il professore, «non è buonismo gratuito, ma richiama tutti noi ad adoperarci per mantenere occasioni di autentico, vivo riconoscimento reciproco. Qualcosa che forse ultimamente avevamo un po’ trascurato. Significa (ri)metterci in Ascolto (con la A maiuscola) di noi stessi e di chi abbiamo di fronte, in un’aula scolastica, in una corsia di ospedale e in tutti quei posti che già sono, o dovrebbero essere, luoghi di cura. Siamo chiamati a riscoprire la nostra e l’altrui essenza, ad accogliere le parti essenziali di noi, mettendoci in gioco, ricercando un dialogo senza sapere prima dove approderemo».
Quello della cura è un concetto che tutta la letteratura psicologica ha indagato profondamente. «Da Donald Winnicott in poi», continua Alastra, «gli psicologi hanno messo l’accento su quanto sia fondamentale vivere, soprattutto i primi anni di vita, una relazione di cura affidabile, solida, generativa. Non solo ricevere, anche dare: da bambini abbiamo avuto bisogno di prenderci a cuore qualcuno o qualcosa – il nostro animale domestico, una piantina, un famigliare o un amico che veniva con noi all’asilo – e abbiamo sperimentato la cura dell’altro». 

Il seguito sulla rivista.

di Lucilla Perrini

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