Così cambia l’assistenza medica 

In accordo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, sul territorio si stanno sviluppando le Case di comunità, luoghi  in cui i cittadini possono trovare servizi sociali e sanitari insieme.

Costruire le Case di comunità nelle regioni italiane per creare una nuova assistenza medica territoriale. È l’ambizioso obiettivo del Governo, al quale è stata destinata una parte dei finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). 
La necessità di rinnovare l’organizzazione della medicina del territorio è nata in seguito alla pandemia, quando il sistema sanitario nazionale ha dovuto affrontare numerose criticità, dovute al fatto che migliaia di persone, non trovando immediata risposta negli studi dei medici di medicina generale, già sotto pressione per l’elevato numero di pazienti, si sono riversate al pronto soccorso per visite di controllo e per sintomi di lieve entità, mandando in sovraccarico gli ospedali. 

Previste oltre mille Case
Una situazione di emergenza che ha indotto i vertici governativi a cercare nuove soluzioni e progettualità per garantire adeguate cure e assistenza ai cittadini destinando nuovi fondi alla sanità pubblica. In particolare il Pnrr, approvato nell’aprile 2021, prevede vari interventi nel settore sanitario, per un costo complessivo di otto miliardi di euro. Tra questi c’è anche la realizzazione di 1.288 Case di comunità entro il 2026 per un importo pari a due miliardi di euro. Secondo il programma, in Lombardia ne dovrebbero essere realizzate 216, in Lazio 125, in Campania 124, in Sicilia 106, in Veneto 105. Tutte diventeranno il presidio attraverso cui coordinare i servizi offerti sul territorio, con particolare attenzione ai malati cronici. Si tratta di strutture sanitarie create per promuovere un modello di intervento multidisciplinare, oltre che luoghi in cui progettare interventi di tipo sociale e socio-sanitario. In concreto, tra le mura di questi edifici, troveranno posto sale per consulenze ed esami, punto prelievi, servizi diagnostici di base (per esempio, ecografia, radiografia, spirometria), nonché sistemi di interconnessione dei dati. Il medico di medicina generale e i pediatri lavoreranno in équipe con gli infermieri di famiglia, gli specialisti ambulatoriali e altri professionisti sanitari, come logopedisti, fisioterapisti, dietologi, tecnici della riabilitazione.

Il seguito sulla rivista.

di Sara Panizzon

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