Un conflitto fratricida

Lo storico Simone Bellezza ci aiuta a capire i motivi di una guerra tra due Paesi vicini, eppure così lontani in termini di ideologia e di prospettive future.

Era il dicembre del 2014 quando lo storico Simone Attilio Bellezza, professore di Storia all’Università Federico II di Napoli, commentava, sulle pagine di Madre, la recente invasione della Crimea da parte della Russia sostenendo fosse «un primo passo verso il tentativo di smembrare lo Stato ucraino, come del resto Vladimir Putin ha dichiarato più volte di voler fare: la Russia da un decennio circa sogna di ricostituire una confederazione sovietica nell’ex-Urss e anche per questo non può rischiare che l’Ucraina cada sotto l’influenza europea». Parole che suonano drammaticamente profetiche dopo poco più di sette anni. 
L’Ucraina, che nel 1991 è nata «basandosi non sull’etnia ma sulla cittadinanza, concessa a tutti i residenti, e che ha incontrato le difficoltà di uno Stato in costruzione con più componenti nazionali da armonizzare», si è sviluppata in modo simile alla Russia fino al 1999, quando è salito al potere Putin. 
Dal 2001 gli ucraini hanno intrapreso un percorso di riforme e di democratizzazione continua che li ha inesorabilmente allontanati dai vicini.
«L’ambiguità sulla divisione etnica del Paese si è paradossalmente risolta con il conflitto esploso nel 2014», spiega Bellezza in Il destino dell’Ucraina. Il futuro dell’Europa, l’ultimo libro appena uscito per Scholé. «Molti di coloro che vivevano nella regione orientale del Donbass, un territorio formalmente ucraino in mano ai separatisti russi, hanno perso un fratello, un amico, un marito. 

Il seguito sulla rivista.

di Marta Perrini 

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