Il segreto del bosco vecchio

I rintocchi delle campane, le favole raccontate davanti al focolare, i sapori delle braci, le notti di neve. Un tempo il Natale veniva celebrato nella gioia del tepore familiare. Un’epoca inghiottita dalla modernità, che rivive nei ricordi.

Il segreto del bosco vecchio si aggrappa alla memoria degli odori e dei sapori di una volta. Non è una questione solo di intelletto: è proprio una sensazione fisica, che toglie il fiato e riporta indietro nel tempo, quando quel tempo significava tepore familiare, tenerezza, accoglienza, vita vissuta, racconti popolari. Un tempo di assaggi rubati al crepitio di un focolare o alla nebbia che scendeva a banchi nella vallata dei sogni perduti, un tempo sognato, per dirla con Fossati, «che bisognava sognare».
Altro che chat e clic sullo smartphone. Il segreto del bosco vecchio ci conduce nei sapori genuini del pane fatto la mattina presto, che usciva profumatissimo dai forni del paese, ma anche dalle cucine delle nostre mamme e nonne, e della pizza rossa con le olive, alta e croccante, che veniva consumata a colazione, quando ancora non conoscevamo il gusto interazionale e un po’ fighetto della brioche – adesso anche vegana – dei bar della città.
Il segreto del bosco vecchio ci apparecchia la tavola imbandita di odori della terra e del cielo, con i rintocchi del campanile a scandire le ore della giornata dei contadini, in un’alternanza fatta di lavoro e riposo. La grappa, il vino, l’amaro e il fogolar – per dirla con i friulani – al centro della casa, con la legna che, mentre ardeva, incensava la casa e ci accompagnava a letto.

Il seguito sulla rivista

di Gianni Di Santo

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