A Brescia inaugurato un nuovo dormitorio

È da 120 anni che la Società di San Vincenzo De Paoli e, dal 1994 anche l’associazione Dormitorio San Vincenzo (costituitasi come emanazione della Società) operano a Brescia con una mission precisa: «offrire uno spazio sicuro, un luogo affettivamente caldo dove le persone si sentono accolte e rispettate, dove possono riflettere, sul proprio percorso di vita». L’epidemia covid ha fatto emergere la necessità di aprire nuovi spazi dove chi è in difficoltà può trovare un tetto e un letto. Così si è avviato un progetto molto ambizioso – la costruzione di una nuova casa in città – al quale hanno contribuito Cariplo, Regione Lombardia, il Comune e tanti bresciani che hanno accolto l’appello di OspitiAmo, la raccolta fondi lanciata dal Giornale di Brescia e dalla Fondazione Comunità Bresciana a fine 2019.

È grazie a questa rete di solidarietà che i giorni scorsi si è potuto inaugurare il nuovo dormitorio, un edificio di due piani, che accoglie 33 uomini e 15 donne in camere di due o tre letti. Oltre al dormitorio al piano terra ci sono portineria, sale tv, soggiorni, lavanderie, cucina, una mensa che garantisce un’ottantina di coperti, sala da pranzo e un grande locale aperto alle iniziative del quartiere; al secondo piano alloggi bilocali, che potranno ospitare circa 20 persone, destinati per lo più a madri sole con bambini o piccoli nuclei famigliari e pensati per dare vita a percorsi di sviluppo delle capacità autogestionali, una camera protetta per ospiti dimessi dagli Spedali Civili, un ambulatorio per i medici volontari.

«La nuova casa del Dormitorio», racconta Giuseppe Milanesi, presidente dell’associazione Dormitorio San Vincenzo, «è un grande progetto per coloro che sono ai margini, i più fragili, per aiutarli con ancora maggiore forza a recuperare dignità e autonomia. La povertà ha mille volti e sono spesso, anche preferiamo non riconoscerlo, volti a noi vicini, a noi familiari: il 90 per cento degli ospiti del dormitorio sono italiani, bresciani. Moltissimi si sono ritrovati tra gli ultimi della società dopo una malattia. La povertà materiale arriva spesso dopo percorsi dolorosi, laceranti. La nostra istituzione è una mano tesa, per rialzarsi e per non sentirsi soli».


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