Cinque podi e due lauree

Giulia Terzi, campionessa paralimpica, dopo le medaglie conquistate a Tokyo nel nuoto è diventata anche dottoressa bis. Una ragazza forte e determinata, che guarda sempre con fiducia al prossimo traguardo.

Cinque delle 69 medaglie vinte dagli azzurri alle Paralimpiadi di Tokyo sono sue, una per ogni gara alla quale ha partecipato: due d’oro, due d’argento e una di bronzo. Giulia Terzi, ventiseienne bergamasca, è una forza della natura, fuori e dentro la vasca. Basti pensare che, pochi giorni dopo essere tornata in Italia dopo l’avventura paralimpica, ha preso la sua seconda laurea discutendo una tesi in giurisprudenza dal titolo Lo sport come diritto umano: confronto tra il sistema sportivo paralimpico italiano e americano.
Da piccola le è stata diagnosticata una scoliosi congenita che non le ha impedito di praticare sport. La sua passione all’inizio era la ginnastica artistica, ma tre anni fa le è stato consigliato di fare nuoto. In poco tempo ha vinto diverse gare e battuto record nazionali e internazionali.
Quest’anno è stata la sua prima Olimpiade. A pochi giorni dal suo rientro dal Giappone l’abbiamo incontrata, accompagnata dal fidanzato Stefano Raimondi (anche lui campione paralimpico di nuoto), nel corso del Fair play festival di Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, una manifestazione sul tema della correttezza nello sport.
Come hai fatto in soli tre anni a vincere così tanto, fra campionati italiani, mondiali e paralimpiadi?
«Nuotavo già prima, da molto piccola, perché mia mamma è un’ex agonista. Nel 2018 sono entrata nel mondo paralimpico dopo aver lasciato la ginnastica artistica. Da allora ci ho messo tanto impegno, con il supporto giusto: le mie società sportive (Polha Varese e Fiamme azzurre), gli allenatori Massimiliano e Micaela, il preparatore Luca. Insieme abbiamo programmato un lavoro nei minimi dettagli per provare a raggiungere i risultati, che poi sono arrivati. Anche se non ci fermeremo qui».
Subito dopo il tuo ritorno da Tokyo hai preso la tua seconda laurea…
«Avrei potuto laurearmi anche più avanti, però la tesi era già pronta e ho pensato che non valesse la pena rimandare». 

Il resto sulla rivista.

di Katia Del Savio

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