Quando non è per sempre

Può capitare che, nonostante l’impegno e la buona volontà, anche il matrimonio cristiano giunga al capolinea. È allora necessario che la comunità dei fedeli accolga e supporti i separati, invitandoli a perdonare l’altro e sé stessi.

Non osi separare l’uomo ciò che Dio unisce. Con queste parole, davanti all’altare, la promessa di due sposi viene accolta dalla Chiesa e si trasforma in giuramento sacro. Da quel momento, grazie alla benedizione del sacerdote, un uomo e una donna diventano «una sola carne» e sono uniti per sempre, davanti alla società, nei loro cuori e nel nome di Dio, che affida l’uno all’altro in modo unico, speciale e soprattutto indissolubile. Da quel momento, i coniugi diventano «un tutt’uno », che con l’arrivo dei figli, un giorno, diventerà un «uno» ancora più grande.
E vissero per sempre felici e contenti? Non proprio. Perché il matrimonio non è l’happy end di una fiaba, ma l’inizio di un cammino. Da compiere insieme, «nella buona e nella cattiva sorte».
Tuttavia, sebbene sia così che dovrebbe andare, non è sempre così che va. Per molteplici ragioni e differenti responsabilità, può succedere che quell’uno che si è creato con il matrimonio, a un certo punto, si frantumi. In apparenza tornando a formare due individui distinti, in realtà frammentando in mille pezzi ciò che prima sembrava essere una solida ed eterna, unica entità. Se la rottura di qualsiasi relazione porta con sé dolore, sofferenza e senso di fallimento, quando finisce un matrimonio cristiano si aggiungono preoccupazioni e tormenti spirituali, religiosi e sociali. Il matrimonio per un cristiano è un sacramento, non un contratto che può essere rescisso in qualsiasi momento, e se oggi, grazie anche all’intervento di papa Francesco, la procedura di annullamento del vincolo matrimoniale è stata resa più agile (vedi box a pagina 16), davanti alla evidente fine del proprio matrimonio il credente è dilaniato e caricato di un fardello ancora più gravoso.

La storia di Claudia
Claudia e suo marito sono stati sposati per dieci anni. Tre anni fa, però, di comune accordo, hanno deciso di separarsi. «Se ti sposi in chiesa pensi davvero che durerà per sempre, che tu e lui siete diventati una cosa sola e che lo sarete per l’eternità», racconta la donna. «Quando ti rendi conto che invece il legame si è spezzato, nonostante gli sforzi per tenerlo insieme, la sensazione di fallimento ti invade. E si carica anche di un forte senso di colpa, perché si pensa di non aver fatto abbastanza, di non aver saputo combattere per l’impegno preso davanti a Dio».

Il resto sulla rivista.

di Annalisa Misceo

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